Il mondo in una piazza, di Fiorenzo Oliva (Stampa Alternativa, 2009). Per capire ci vuole coraggio
Se, durante una tranquilla passeggiata serale con gli amici al parco veniste aggrediti da un gruppo di magrebini che, senza alcun motivo, vi ustionano gravemente con dell’acido, che fareste?
Probabilmente, lo shock sarebbe tale da impedirvi di uscire la sera per molto tempo. Di certo, tremereste ogni volta che incrociate un nordafricano, per estensione un immigrato. Di sicuro, le vostre convinzioni antirazziste, la vostra propensione all’accoglienza e al multiculturalismo verrebbero scosse alle fondamenta.
E’ umano. E’ comprensibile.
Ma c’è anche chi reagisce in maniera differente. C’è anche chi ha il coraggio di affrontare il trauma guardandolo negli occhi. Di rifiutare la trasformazione dello shock in un big bang che esplode in un universo di paura e di sospetto. Di voler capire, e di avere il fegato per trasformare la volontà in azione.
Questa persona è Fiorenzo Oliva. A lui è successo: passeggiava nella notte estiva sulle fresche sponde del Po, tre amici e qualche birra, quando è stato investito da una secchiata di acido che gli ha sciolto la pelle. Senza motivo. Un gruppo di giovani pusher magrebini voleva saldare i conti con qualcuno, e Fiorenzo ci è finito in mezzo.
A questo punto si è aperto il bivio: vivere nel terrore, o affrontare il terrore. Fiorenzo ha scelto la seconda strada. E ha deciso di vivere un anno a Porta Palazzo, il più malfamato dei quartieri multietnici di Torino, che ospita uno dei mercati aperti più grandi del mondo, e che racchiude un vero e proprio universo brulicante di vita, popoli, profumi, grida, paura e risate.
Questo “Il mondo in una piazza” è il diario di un anno a Porta Palazzo. Un anno vissuto pericolosamente, in un angolo di Occidente che ricorda certi racconti esotici, certi reportage dalle città di confine, ma che si trova nel cuore della roccaforte europea. Un anno di scoperte, tragiche e meravigliose. Un anno rimasto vivo nel cuore di Fiorenzo, e nelle vivaci pagine di questo sorprendente diario.
Da leggere.






Urca… una storia agghiacciante. Questo è uno di quei titoli che segni nella memoria non sapendo se avrai mai il coraggio di affrontare. Non per il razzismo (non credo tutti i magrebini abbiano botti di acido in casa, anzi…) ma per la crudeltà del gesto: quella dell’acido è una cosa che non ho mai accettato… sfigurare una persona per toglierla dal mondo dei vivi… raccapricciante.