Luca Borello è nato nel ’77, l’anno del punk, la rivoluzione senza intellettuali.
Grafomane, ha pubblicato qualche raccontino qua e là, ha collaborato con “Fuoriluogo”, inserto del Manifesto dedicato a droghe e diritti, e con ADUC Notiziario Droghe.
Laureato in Storia Contemporanea, ha lavorato 4 anni come operatore sociale nell’ambito della “bassa soglia” e della “riduzione del danno“, dove è approdato causa servizio civile, e in cui ha cominciato a maturare l’interesse per gli aspetti storici e culturali connessi al consumo di sostanze stupefacenti.
Fatto tesoro dell’esperienza, e intenzionato a mettere a frutto le sue capacità intellettuali (niente di che, intendiamoci, ma di gran lunga superiori a quelle relazionali), ha coraggiosamente rinunciato al contratto a tempo indeterminato (!), per collaborare a progetto con il Centro Studi della stessa ONLUS presso cui era assunto. Pare che, causa contingenze economiche disastrose, la collaborazione non sarà eterna. Precari: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.
Lavoro a parte, Borello si interessa di consumo di droghe dal punto di vista socio culturale, cultural studies, satira, controcultura e sottocultura (termine che odia), politica, dei Clash (e per estensione del punk), di certa musica, e qualunque cosa lo incuriosisca. Ma
Ha fondato con altri un’associazione (Rizomamente), che per un paio di anni ha costruito nel territorio di Torino piccole biblioteche pubbliche in zone urbane disagiate e/o prive del servizio bibliotecario, sfruttando la donazione di privati, editori, fondazioni, e usando come sede locali circoscrizionali, circoli e anche locali notturni. Poi l’esperienza è finita. Ma se qualcuno vuole continuare, si accomodi.
Update:
Poi la ONLUS l’ha fatto fuori. Ha avuto una figlia. Si è separato. Si è battuto contro se stesso in un bilioso inferno depressivo: non è chiaro chi abbia vinto, ma l’importante è che oggi regna la Pace anche nella Guerra.
Ora trascorre il tempo a:
1- Raccattare i quattrini per mantenere la figlia e un dignitoso – se pur sobrio (sobrissimo, escluso il sabato sera) – stile di vita;
2- Fare da buon padre almeno per tre giorni alla settimana;
3- Pensare a cosa scrivere per sé, per L’Indice, per Speechless, e per chiunque glielo domandi gentilmente;
4- Scriverlo;
5- Possibilmente rileggerlo;
6- Possibilmente riscriverlo;
7- Godersi anche quel che resta della giornata, della settimana, della vita. Che è preziosa perché, come ogni cosa cara, ha un prezzo.
Bel blog!
Tonerò sicuramente a leggerti!
Grazie, sei la benvenuta.
Ciao Luca,
dopo una giornata assurda, di lavoro assurdo, stavo cazzeggiando in rete; imbattutomi in una delle tante notizie spazzatura di Repubblica, con l’ultimo barlume di lucidità mi sono ricordato del tuo blog. Ho pensato che poteva essere carne per i tuoi denti, o forse mi sbaglio, certo è uno dei tanti casi di comicità involontaria…:
http://milano.repubblica.it/multimedia/home/3156272/1/10
In ogni caso volevo ringraziarti per i tre minuti di grasse risate che hai procurato a me e a Marina con le risposte ai quesiti sul gratta e vinci.
Un abbraccio, chissà che non ci si incroci da qualche parte.
Paolo
Che combinazione, Paolo: l’altro giorno ho catalgato un libro sui processi di integrazione dei migranti con un tuo capitolo!
TI mando una mail.
mi sono permesso di aggiungerti nel mio (nuovissimo) blogroll, spero non ti dispiaccia. Se non vuoi fammelo sapere che ti rimuovo. Tanto c’e’ crisi e rimuovere e’ la regola
E io ricambio immediatamente, coq!
Ciao Luca,
complimenti per il tuo sito sui generis!
E’ la prima volta che capito qui e ho letto il tuo articolo sulla tradizione a rischio delle stragi automobilistiche!!
Troooppo forte!!!
Ora mi metterò a leggere qualcos’altro, intanto ti aggiungo tra i preferiti!
Buon lavoro,
grazia
Grazie mille, sei molto gentile.
Torna quando vuoi e commenta quanto vuoi!
A presto
Ciao Luca, m’è piaciuto il tuo post sulla cocaina. Ti mando il link a un post scritto da me con una breve sequenza da un film di Rosi: http://pigiored.blogspot.com/2009/03/dove-finito-lantiproibizionismo.html
Ciao Luca,
una cosa che non traspare dalla tua biografia. Non è che per caso (ma per caso ma per caso…) hai passato alcuni anni della tua infanzia (diciamo attorno alla prima elementare) in un ameno paese canavesano conosciuto come San Giorgio Canavese? O la mia (vacillante) memoria ricorda con piacere un tuo pressoché omonimo compagno di banco, gioco e fantasia?
daniele b.