Gratta E Vinci

L’altro giorno sono entrato dal tabaccaio a comprare le sigarette. E’  un periodo talmente furioso che non mi pare di avere neppure il tempo di girarmele a mano. Allora investo in quelle già fatte: pare che il tempo sia denaro.

Mentre attendevo in coda, osservavo i Gratta E Vinci appesi dietro alla testa della tabaccaia.

Ogni volta che la porta si apriva o si chiudeva, i biglieti sventolavano leggeri alle pareti, mettendo in bella mostra il design pacchiano e rassicurante, da allegra fiera di paese.

A un certo punto, devono essersi accorti che li osservavo.

Hanno cominciato a luccicare, e a chiamarmi. Mi domandavano: “Ti piace vincere facile?”

Io li ignoravo. Mica sono un’allocco.

Ma loro mi facevano “psss, hei tu”, e mi ripetevano: “Allora, ti piace vincere facile? O no, il che significa che sei un imbecille?”

Io resistevo.

Mai piaciuta l’espressione di quelli che comprano il Gratta E Vinci. Non è  mai felice, o divertita. Il gesto di acquistare uno di quei biglietti ha sempre un ché di disperato.

Forse perché è come ammettere che l’unica salvezza che ti resta è una gran botta di culo. A trent’anni, mi son detto, non è il caso. Non sono ancora così fottuto.

Ma loro mi ripetevano: “E che sarà mai, mica devi spendere 50 euro. Non ti giochi mica la casa. Noi siamo alla portata di tutti. Siamo democratici. Bastano due euro, e chissà… Prova, che ti costa? Non possiamo credere che tu sia così stupido da non voler vincere facile! Gratti, E Vinci! E’ semplice! Guarda in alto, sopra di noi…”

Ho alzato lo sguardo, e ho visto appesi in alto fogli di carta con scritto a pennarello:

“QUI VINTI 500 EURO!”

“QUI VINTI 20.000 EURO!”

Ci pensavo, intanto che l’anziano signore davanti a me impegnava la tabaccaia con decine di giocate al lotto, e mi dicevo: diamine, metti che caccio 2 euro e ne vinco davvero 500? O addirittura 20.000?

Ventimila euro son due anni di lavoro, se non di più. Mi finanzio un bel Master, anzi una Scuola di Giornalismo, oppure pago Mondadori perchè mi trasformi in un Caso Letterario tipo I Numeri Primi. Mi ci compro la libertà. Mi ci compro la tranquillità. Io e mia moglie potremmo fare un bambino, senza cacarci sotto per i soldi. Son solo due euro, e in fin dei conti ne sto per spendere quasi il doppio per rischiarmi un tumore ai polmoni.

“Un pacchetto di f. blu.”, ho detto alla tabaccaia. Con gesto rapido e preciso ha estratto il pacchetto dalla pila e l’ha appoggiato sul bancone.

Ma sì, fanculo. “Mi dia anche un Gratta E Vinci da due euro”

“Mercante in Fiera va bene?”

“Perfetto”

Uscendo, ho acceso una sigaretta e mi sono infilato il Gratta E Vinci nel taschino della camicia. Non l’ho grattato subito perché dovevo correre in ospedale da mia mamma, e poi mi pareva di buon auspicio ritagliare un momento preciso da dedicare a quel rito, per lusingare la sorte. Mai capiti quelli che s’appoggiano dove capita a grattare freneticamente. Sintomo di abuso, di dipendenza da gioco, secondo me. Credo che la fortuna, se esiste, debba essere presa sul serio, e trattata come si conviene.

Fatto sta che, con tutto quello che ho per la testa in ‘sti giorni, me ne sono dimenticato.

L’ho ritrovato stamattina, il biglietto. Meno male che non ho messo la camicia a lavare.

La scoperta mi ha messo di buon umore.

Ho sgombrato e ripulito il tavolo della cucina, perchè la fortuna trovasse un luogo accogliente in cui sostare.

Ho preso una moneta da 50 centesimi (il taglio più grande a disposizione), e ho letto le istruzioni (sì, sempre di grattare si tratta, però m’è parso saggio continuare a far tutto per bene).

Funziona così: ci sono 2 carte (le “tue”), che se coincidono con una o più delle 4 sul “tavolo”, vinci il valore corrispondente alla carta (o la somma dei valori). Hai due giocate a disposizione.

Gratto la prima carta.

“IL LEONE”

Ma pensa, il Leone è il mio segno zodiacale.

Gratto la seconda carta.

“I FUNGHI”

Incredibile: proprio in questi giorni sto scrivendo la scheda sui “funghi allucinogeni” per il sito di documentazione sulle sostanze psicotrope che sto curando (e che mi manterrà fino a dicembre, poi chissà).

Qui si tratta di chiari segni del destino. Vibrazioni cosmiche che si intrecciano. Ho quasi timore a scoprire le carte del “tavolo”. Sento distintamente che sta per succedere qualcosa. Qualcosa di grosso.

Che sia davvero la svolta? Che sia davvero possibile che un’esistenza venga rimessa in carreggiata all’improvviso, con l’investimento di appena 2 euro?

Come dirò a Giulia che abbiamo vinto? E a mia mamma? E a mio padre?

Telefono a tutti subito, o organizzo qualcosa? Che so, faccio finta che sia capitato un altro guaio e poi all’improvviso tiro fuori il biglietto e porto tutti a festeggiare? Sarebbe bellissimo. Da lacrime di gioia.

Esiste davvero, allora, una forza superiore in grado di riequilibrare le cose, dopo due anni di ininterrotta malasorte sanitaria e finanziaria? Forse sì.

Forse sì, mi dico apprestandomi a Grattare E Vincere.

Gratto la prima carta del tavolo e…

Va bè, l’ho già fatta troppo lunga. Non ho vinto nemmeno 5 euro, nonostante il LEONE e I FUNGHETTI.

La seconda giocata l’ho grattata tutta in un colpo solo: non ci credevo più.

Ho perso, basta. Una volta ancora.

Va bene, era ovvio. Però, cazzo, cambiategli nome, chiamateli “Gratta, che MAGARI, SE HAI PROPRIO UN GRAN CULO, Vinci”.

Perchè lo so che “Gratta E Vinci” è solo pubblicità, che è solo uno slogan per attirare gli allocchi. Però può capitare

che se uno è molto stanco e sta cercando la sluzione a dei problemi, anche se non è proprio per niente un allocco, ci caschi.


In ogni caso, vedo una morale in questa storia.

Non ho mai pensato di giocare al Gratta E Vinci, ho giocato e ho perso.

Ho sempre pensato di aprire un Blog, e non l’ho mai fatto. Nonostante non avessi niente da perdere.

Così eccomi qui.

Forse solo per scaramanzia.

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7 Pensieri su &Idquo;Gratta E Vinci

  1. Pingback: Ho cambiato nome perché il potere è corrotto « Il futuro non è scritto

  2. Sai davvero scrivere. Bravo! Ah, sono arrivato sul tuo sito grazie alla ricerca: “gratta e vinci perso tutto”, così, giusto per ricordarmi quanto possa essere pericoloso giocare.

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