MINORI E COCAINA. CHE FARE?

“Dammi un colpo” è l’espressione che i ragazzini milanesi usano per chiedere una pallina di cocaina al pusher. Si tratta di giovanissimi e giovanissime di 15, anche 13 anni: praticamente bambini. Io a quell’età giocavo ancora con il Lego.

Questa  è la trasversalità del consumo di cocaina oggi. La questione allarma, preoccupa. E’ sacrosanto. Se ci si scandalizza per il Ritalin, che è considerato un medicinale, figuriamoci per la cocaina, che è diventata una droga (“cocaina”, non “coca”: la “coca” è la pianta, è un’altra cosa, anche se “coca” nello slang indica la cocaina cloridrato. I giornalisti dovrebbero fare attenzione a questi dettagli).

Dunque ci si domanda come è possibile. Perchè questi giovani sentano la necessità di usare la cocaina. Dove abbiamo sbagliato. Cosa fanno i loro genitori. Quanto è marcia questa società. Quanto sono privi di scrupoli i narcotrafficanti.

Domande legittime. Ma che non centrano il bersaglio. La domanda corretta non è “perché lo fanno”, ma “perché non dovrebbero farlo”.

Vignetta di Karma

Non si tratta solo di quello che sostengono sociologi e osservatori sulla scia di Amendt, cioè del fatto che il nostro modello di sviluppo comporta ritmi e pone aspettative spesso irraggiungibili, e dato che siamo altamente medicalizzati, ossia abituati a ingurgitare disinvoltamente farmaci per fronteggiare ogni tipo di difficoltà fisica o psichica, sempre più persone trovano naturale rivolgersi proprio alla chimica, anche se “illegale”, per raggiungere i risultati attesi. E la cosa funziona: altrimenti nessuno lo farebbe.

Evidentemente i ragazzini respirano questo clima, che li influenza.  Ci sono nati, in questo supermarket che è la nostra società. Non è che necessariamente sentano la necessità di raggiungere maggiori prestazioni, non ne hanno il reale bisogno. Il loro utilizzo è prettamente ricreativo. La ricerca dell’emozione forte, della trasgressione, del comportamento adulto. Il gioco. La sfida. Per strada è facile trovare la cocaina. Costa poco. L’avvolge un alone secolare e mitico. Rispecchia un cosmo affascinante abitato da rockstar, manager, politici, scrittori, gangster, gente sulla cresta dell’onda, ce n’è per tutti i gusti. Ma soprattutto è buona, e funziona. Fa davvero quel che si dice. Fa davvero sentire più forti. Se no, nessuno la userebbe. Troppo facilmente ci si dimentica quanto è pericolosamente buona la droga, e quanto pericolosamente utile possa essere, persi nell’idea che sia solo un mostro alieno da sconfiggere con ogni mezzo.

Perché un ragazzino non dovrebbe provare la cocaina? Perché dovrebbe negarsi quest’esperienza? E’ lì, a portata di  mano. Permettiamo che sia lì, a portata di mano. Ancora più discreto che comprare sigarette o alcol: nessuno conosce il significato della parola privacy meglio di un pusher.

I motivi individuali per cui i ragazzini usano la cocaina sono davvero disparati (si veda, ad esempio, l’interessante inchiesta di Angeli e Radice, Cocaparty). Ma il motivo per cui possono procurarsela e sniffarla, è semplicemente che si trova molto facilmente. E, colmo dei paradossi, è così facilmente reperibile e appetibile principalmente proprio perché è vietata.

Sembra assurdo? Rifletteteci un attimo.
Cominciate a pensare a quanto vi spaventa che vostro figlio possa diventare cocainomane (no, non preoccupatevi se ha provato una volta: nonostante quello che si dice, a meno che uno non sia già un po’ problematico di suo, non è per un tiro che si finisce tossici).  Pensate a quanto vi spaventa la cocaina. Adesso pensate che il controllo di una cosa così spaventosa è nelle mani della Criminalità Organizzata, non nelle vostre. Di pusher, non di medici o farmacisti. Che la vendono dove, come e a chi gli pare. E non è possibile fermarli: un secolo di proibizionismo fallito non basta a convincervi?
La cocaina l’abbiamo messa noi nelle mani delle mafie. Per una serie di vicissitudini impossibili da riassumere qui (si veda ad esempio il bellissimo Cocaina. Una biografia non autorizzata, di Tim Madge), a un certo punto abbiamo deciso che la cocaina non era più un medicinale, ma una specie di demone da mettere al bando. Fintanto che era considerato un farmaco, non ha mai causato i problemi sociali e sanitari  assimilabili a quelli che provoca oggi. E soprattutto, non ha mai arricchito la criminalità organizzata. Bastava stringere il controllo quando si sono compresi gli effetti collaterali, invece è stata messa al bando. E’ stato un errore. In buona fede (e anche in cattiva: era utile al controllo sociale di certe fasce della popolazione che la utilizzavano), ma un errore.

Se si trova così facilmente per strada, e viene venduta senza controllo, e se incarna il fascino del “proibito” , del successo e delle notti sfrenate, è perché l’abbiamo deciso noi, direttamente o indirettamente. Se nel nostro immaginario la cocaina proiettasse l’ombra del farmaco tipo Prozac, non riscuoterebbe tanto successo, perché evocherebbe lo spettro della malattia mentale, della depressione (la cocaina in effetti fu usata anche nella cura della depressione). Difficilmente sarebbe considerata così cool. Probabilmente sarebbe venduta sotto rigida prescrizione, o la molecola sarebbe contenuta in determinati farmaci da usare per precise patologie. O verrebbe semplicemente dimenticata, anche se ormai è improbabile.

Probabilmente continuerebbe a esserci chi ne abusa e ne diviene dipendente, e si svilupperebbe anche un mercato nero, come avviene per gli psicofarmaci. Ma di certo non avrebbe il successo che ha oggi, soprattutto nell’immaginario giovanile, che non è imbecille: si è sbarazzato dell’eroina quando ha capito che i tempi cambiavano e quella “roba” apriva un universo di solitudine.

Insomma: non pensiamo necessariamente che i “nostri ragazzi” usino cocaina perchè stanno male, sono allo sbando, non hanno valori, non credono in niente. Queste sono generiche affermazioni. Comunque non riguardano la totalità dei consumatori,  e dovrebebro preoccupare ben al di là del fatto che si tirino la coca il sabato sera.
Pensiamo invece che certe esperienze fanno parte della giovinezza, e che ogni giovinezza vive e usa il mondo in cui ha la ventura di abitare: quello che ci trova lo trova per responsabilità di chi l’ha preceduto, non sua. Prima di interrogarci sul malessere dei giovani, interroghiamoci su quello dei vecchi, e del mondo che hanno messo in piedi. E togliamo le droghe dalle mani delle mafie. E’ l’unica  soluzione praticabile.

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2 Pensieri su &Idquo;MINORI E COCAINA. CHE FARE?

  1. Esempi sbagliati, pubblicità degli scandali troppo leggera e superficiale, disponibilità economiche elevate per minorenni, prezzi della coca abbordabili, ecc ecc. Sono tantissime le cause di questo fenomeno osceno, ma di certo la più grave io la considero sempre la stessa: l’assenteismo dei genitori. Ai miei tempi mi han rotto così tanto le palle che se avessi toccato quella roba sarei stato terrorizzato dal rimorso per mesi.

  2. Lo stesso vale per me e per i miei genitori, ma è anche vero che quando io avevo 13 anni (18 anni fa! argh), nè la cocaina nè altre sostanze erano così diffuse e così presenti nella vita di tutti i giorni.

    E c’è un’altra differenza sostanziale, che segna la “rivoluzione” nei consumi delle sostanze nella nostra società, e che è iniziata negli anni ’80: fino all’eroina (paradigma della “droga”) il cui consumo ha raggiunto l’apice in quegli anni, e soprattutto fino all’innesto del problema dell’AIDS su quello della tossicodiepndenza, la “droga” era intesa fondamentalmente come una fuga dalla società. Rappresentava un’evasione, momentanea o sistematica dalla realtà.

    Oggi è l’opposto: oggi la droga la si usa sempre più spesso per raggiungere una maggiore integrazione (non a caso si parla di “droghe prestazionali”), per sopportare i ritmi della produzione o della movida, per essere più socievoli e sentirsi più accettati; oppure, nel caso dei “depressivi” (cannabis, oppiacei), sempre più spesso per fronteggiare le situazioni di stress prodotte da determinati stili di vita. In questo contesto, le droghe sono interscambiabili tra loro (un tempo il consumatore era più “legato” alla sua droga), e si diffonde il cosiddeto “policonsumo”: l’assunzione di più sostanze nel medesimo contesto.

    Comunque, per confermare la tua ipotesi (sicuramente vera), leggiti (se ti interessa) “Cocaparty” (credo di averlo citato nell’articolo). Ci sono diverse storie di ragazzini, ben raccontate e interessanti: per il protagonista della prima storia, il “particolare” assenteismo dei genitori è piuttosto determinante.

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