LA CRISI ECONOMICA CI SALVERA’ DALLA CRISI ECONOMICA (E UMANA)

Da campione di salto in lungo delle pagine economiche dei quotidiani, della CRISI ECONOMICA posso solo prendere atto, con uno sgomento simile a quello probabilmente sperimentato dagli uomini delle caverne di fronte ai fulmini, ai tuoni e a tutti i fenomeni che non erano in grado di capire, ma che li facevano letteralmente cagare sotto.

Non sono in grado di fornire una spiegazione fattuale del crollo delle borse, perché non ho mai capito il senso di tutto ciò: se il punto è che si prestavano soldi che non esistevano e su essi si speculava, che sia crollato tutto mi pare ovvio, e mi chiedo come mai nessuno ci abbia pensato. Una cena in cui nessuno porta da mangiare è destinata a fallire.

Ammetto che non avendo granché da perdere (non ho quasi niente e non gudagno quasi niente), essendo un detrattore del turbocapitalismo, un sostenitore della serena decrescita, e magari anche un po’ stronzo, il fatto che il re sia finalmente nudo non può farmi che piacere. Si ripete da anni che le ideologie sono morte e sepolte: col crollo del capitalismo, che rappresentava la “realtà” e dunque non si può definire ideologico, i loculi adesso sono davvero pieni.

E’ brutto gongolare sulle disgrazie: ma il punto è che forse questa non è una disgrazia. E’ la stessa logica degli abusi edilizi: se con la sola ottica del profitto costruisco una casa in zona sismica e non faccio nulla per renderla abbastanza resistente, non posso considerare il suo crollo una sciagura, nemmeno se ci scappano dei morti. Se costruisco una torre sul tetto di casa mia perché la desidero tanto, non posso poi piangere miseria quando il tetto crollerà travolgendo la mia famiglia. Questa è la logica che ha dominato (fino ad oggi) il nostro modello di sviluppo: dalla speculazione forsennata e addicted di Wall Street al desiderio compulsivo del nuovo cellulare da parte di noi uomini della strada.

E’ curioso assistere alle lamentele delle persone intervistate dai media sulla CRISI e sulle le strategie di “sopravvivenza”. Facce tese e contrite sciorinano la serie di rinunce cui la CRISI le mette di fronte. Per pagare bollette meno salate, si risparmia sull’energia. Per non farsi spennare dalle compagnie petrolifere, si va a piedi o coi mezzi. Per risparmiare sul cibo, si compra meno carne e solo verdure di stagione. Si acquista meno roba nuova, si cerca di conservare e riutilizzare quella vecchia.

E a nessuno viene in mente che queste pratiche considerate sacrificanti dovrebbero invece rappresentare l’ordine del giorno: e che se avessero rappresentato l’abitudine diffusa, oggi non ci troveremmo in questa condizione.

La CRISI ci rende migliori? Può darsi. Del resto, le persone si trovano a comportarsi proprio come i sostenitori dell'”Altro Mondo Possibile” vanno auspicando da anni.

Siamo abituati a ragionare secondo la convinzione per cui la teoria precede la pratica.
Gli intellettuali, da quando esistono, scrivono libri e tengono conferenze spiegando come la gente dovrebbe comportarsi per ottenere un mondo “migliore”. Qualcuno gli dà retta, considerandosi un illuminato e squadrando con sufficienza chi “non capisce”, che di solito è la maggioranza (ecco perché poi dopo la rivoluzione sopraggiunge la necessità della dittatura).

Purtroppo, nella storia dell’umanità è molto raro che il verbo da solo sia stato sufficiente a cambiare radicalmente le cose. E’ sempre qualche esigenza molto pratica a scatenare quei mutamenti sociali “epocali”, i quali poi (o contemporaneamente) vengono sistematizzati in impianti teorici.

Prendiamo il caso di un’ideologia “morta”, ma molto conosciuta: il marxismo (che, se volete sapere la mia opinione, non è che l’altra faccia del capitalismo). Marx riteneva che tra i proletari sarebbe inevitabilmente sorta la coscienza di classe, che li avrebbe uniti nella lotta di classe contro il capitale. Si sbagliava: il rapporto è stato inverso, come ha dimostrato E. P. Thompson: la coscienza di classe è sorta in seguito alla lotta di classe, perché la formazione di un’identità si veicola nella prassi, e la prassi più rapida e semplice è sempre la definizione di un nemico da affrontare.

Così, i sostenitori della decrescita si trovano di fronte un mondo che non li prende in considerazione, ma è costretto a comportarsi proprio come loro indicano. Magari questa prassi si trasformerà in coscienza.

Il direttore di Banca Etica, Fabio Salviato, l’ha detto chiaramente su Radio Due, la scorsa settimana: due anni di crisi faranno bene a tutti, dall’economia all’ambiente. Si consumerà meno, si inquinerà meno. Magari si sarà pure tutti più sereni, perchè si avranno aspettative più umane.

Forse è la CRISI stessa, alla fine, che ci salverà dalla CRISI. Bisogna solo sperare che le buone pratiche che si stanno acquisendo si sedimentino e vengano normalizzate.
Già che si deve tirare la cinghia, si faccia di necessità virtù. Magari tra qualche secolo salterà fuori una società in cui l’economia non è il centro di tutto, ma solo il modo in cui ci si procura sostentamento.

P.S.: Sono molto ottimista, lo so. Potrebbe invece scoppiare l’anarchia, la guerra, la catastrofe. Siccome alla fine siamo noi tutti a decidere come andranno le cose, cioè se vorremo darci una mano a vicenda o farci la pelle, preferisco lavorare per la prima ipotesi.

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2 Pensieri su &Idquo;LA CRISI ECONOMICA CI SALVERA’ DALLA CRISI ECONOMICA (E UMANA)

  1. Io invece sono profondamente pessimista. Ho una strana sensazione suscitatami dagli eventi degli ultimi tempi e conseguente tentativo di collegarli: militarizzazione del territorio, crisi finanziaria, distruzione dell’apparato educativo-culturale. Prevedo un giro di vite autoritario. Spero di sbagliarmi.
    Ed io, personalmente, sarei assai felice se “scoppiasse” l’anarchia, magari con componenti marxiste 😉

    P.S. La crisi, come quasi ogni crisi (su tutte, quella del ’29), è pilotata dall’alto. Le grandi lobby dei banchieri e delle multinazionali ne approfitteranno per accaparrarsi beni reali (immobili, terre, etc.), perché loro lo sanno bene che il denaro non esiste, è niente, solo numeri scritti su un monitor. Temo ci sarà una brutta svolta di regime, in cui il potere ed il controllo sociale verrano inaspriti.

  2. Mi sa che hai ragione tu: meglio essere pessimisti.
    Personalmente tengo alla larga fino all’ultimo il “complottismo”, nel senso che non so se i legami tra gli eventi degli utlimi tempi sono voluti, contingenti o strutturali: sono portato a credere che non ci sia un “piano” dietro, ma semplicemente che siamo allo sfacelo perché son decenni che facciamo (fanno?) cazzate, una via l’altra.

    Detto questo, son certo come te che da tutto ‘sto casino qualcuno ci guadagna. E spero che se deve scoppiare il caos, lo paghino “loro” per primi. Ovviamente non accadrà: ci si ammazza sempre solo tra poveracci, ecco perché spero che si prendano altre strade (nel caso scoppi l’anarchia, ci si potrà prendere comunque qualche soddisfazione, anche senza torcere un cpaello a nessuno).

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