RITORNA L’EROINA: PROIBIZIONISTI E MAFIOSI GONGOLANO

Giovanardi manco lo sa, ma l'alcol è una droga

Leggo su aduc droghe che il consumo di eroina tra i giovani  e giovanissimi è di nuovo in aumento, anche se viene fumata e non più iniettata.

L’assunzione dell’oppiaceo per via inalatoria ha soppiantato quella per via iniettiva, e sta tornando di moda, per due ragioni.
La prima riguarda i contesti e gli stili di consumo, e la percezione di essi. La vena bucata è  monopolio dei “tossici”, segno della “resa”, ultimo stadio.  Il discrimine non è impostato su quale sostanza si usa, ma sulle modalità di assunzione, perché quelle, nell’immaginario (non solo giovanile: smettiamola di parlare di droga come fosse una cosa che riguarda solo i giovani), fanno la differenza tra uno che usa la droga e uno che “è usato” dalla droga. Il che, per quanto possa sembrare assurdo, è per molti versi vero: il potere di una sostanza non è dato solo dalla sua chimica, ma anche dalle modalità di assunzione e dai contesti di utilizzo. Effettivamente, fumare eroina è meno pericoloso che iniettarsela in vena: il che non significa che non possa portare a pessime conseguenze. L’eroina fumata risulta essere  quasi una sostanza diversa, rispetto all’eroina iniettata (che per alcuni, ma non per la maggior parte, può rappresentare il drammatico passaggio successivo): una sostanza che, come tutte quelle in voga oggi, a differenza dell’eroina “classica”, deve svolgere una funzione integrativa, funzionale, socializzante, non discriminante.  Inoltre, siccome oggi a prevalere è il cosiddetto “policonsumo”, ossia l’assunzione di più sostanze nello stesso arco di tempo o evento, magari con l’intento di modulare gli effetti dell’una con quelli dell’altra (ma più spesso per semplice bulimia), il potere depressivo dell’eroina può risultare funzionale a lenire i sintomi del “down” che insorgono allo scemare degli effetti delle sostanze stimolanti o dissociative. Sbattuta fuori dalla porta come sostanza totalizzante e mortale (tanto da divenire paradigma stesso del concetto di “droga”), l’eroina riappare sugli scaffali del supermarket-droga come uno dei tanti componenti dei “cocktail” che vanno di moda oggi.
Quando l’uso di droga era relegato in qualche modo alle (presunte) “subculture”, ogni sostanza dominava panorami separati, il suo consumo coincideva con uno stile di vita, con delle scelte, più o meno consapevoli e più o meno condivisibili; oggi l’attitudine consumistica ha demolito tutte le barriere: la droga è un bene di consumo, e come tutti i beni di consumo è utilizzata sempre più bulimicamente, automaticamente, indiscriminatamente. L’eroina come l’abbiamo conosciuta (e come l’abbiamo voluta concepire), non esiste più. E’ semplicemente uno dei tanti mattoni colorati con cui si cerca di costruire la propria esperienza perfetta: coerentemente con le aspettative del nostro sistema di sviluppo economico e sociale.

Chasing the Dragon

La seconda ragione riguarda le strategie messe in atto per arginare (o eliminare del tutto: pia e spesso dannosa illusione) la diffusione del consumo  di droghe. La becera retorica proibizionista oggi incarnata da personaggi come Giovanardi, Moratti o Muccioli, nell’equiparare la droga leggera (cannabis) a quella pesante (eroina), di fatto realizza la profezia della “gateway hypothesis“, la tesi secondo cui dal consumo di cannabis si passerebbe a quello di droghe pesanti (tesi già largamente smentita: potrebbe valere anche per l’alcol, il caffè, la camomilla, dato che si basa su incroci statistici: contate quanti eroinomani hanno consumato caffè nella loro vita e scoprirete i pericoli della caffeina). Se metto in giro la voce che la cannabis è come l’eroina, quando un ragazzino si fuma una canna e scopre che non è poi così male e non lo ha trasformato in un tossico, sarà portato a credere che l’eroina sia la stessa cosa: è lo Stato che glielo dice. Inoltre sarà tentato di ritenere che le istituzioni  (e i genitori per quanto in buona fede), mentano: il che è vero, e non è una gran bella cosa.

Se poi gli stessi pusher da cui compra il fumo gli possono procurare l’eroina da fumare a prezzi anche inferioriil gioco è fatto (e secondo quanto si legge su aduc, il problema è proprio che gli spacciatori che prima vendevano fumo sono passati a offrire eroina: tenete presente che i due mercati tradizionalmente sono sempre stati separati, e questa è un’intuizione strategica del narcotraffico). Nel momento in cui si accorgono che l’eroina è anche “meglio” del fumo (perché provoca uno sballo maggiore, e un quindicenne quello cerca, non ha la maturità di sapere quello che vuole), come sembra accadere stando alla notizia riportata, allora la questione può diventare preoccupante. E dico “può”, perché, a parte le dichiarazioni delle forze dell’ordine e dei presunti esperti (che sostengono le stesse cose  e attuano le stesse politiche da un secolo eppure nulla cambia), non è così facile prevedere il futuro dei consumi di una sostanza, non tanto rispetto alla sua diffusione, piuttosto del suo impatto sociale. Se fosse semplice prevedere gli sviluppi, gli osservatori e gli addetti ai lavori non sarebbero costantemente presi di sorpresa, come in realtà sono per loro stessa ammissione.

Il bello è che gli stessi personaggi (Giovanardi & co.) che determinano questa situazione attraverso disinformazione moralistica, balle spacciate per evidenze scientifiche e ottusa repressione poliziesca, lamentano gli effetti mostruosi della loro stessa incapacità imputandoli però a presunte geniali strategie di marketing messe in atto dalla criminalità organizzata, che, in realtà, non fa che quello che ha sempre fatto: occupare i vuoti lasciati dalla società civile.

Denaro e droga: fanno male ma fanno comodo

Considerate questo: non è stata la criminalità organizzata a chiedere che gli venisse regalata la possibilità di produrre e vendere droga, ma i governi a metterli al bando. Anzi: la messa al bando è stata una delle occasioni di nascita e crescita della criminalità prima locale e poi internazionale, e oggi è la sua principale fonte di reddito. Non è la mafia a dire che le canne e l’eroina sono la stessa cosa: sono (alcuni) Governi e personalità di spicco a fargli questo favore. Forse non è chiaro che stiamo parlando di criminali incalliti disposti a ammazzare i bambini per i soldi, a cui noi abbiamo consegnato un potere immenso: il controllo sulle droghe. E forse non è chiaro che genere di potere possa fornire il controllo su una sostanza psicoattiva, soprattutto se illegale: come indizio, vi basti sapere che il Regno Unito ha ottenuto il controllo di fatto della Cina attraverso il commercio di oppio, e dalla  guerra che ne scaturì (Guerra dell’Oppio 1839-1842) ottenne, tra le altre cose, il controllo su Hong Kong e i porti di Canton e Shangai.

Siamo noi, e non smetterò mai di ripeterlo, a permettere alla mafia di esistere e di prosperare. Siamo noi a permettere alla droga di essere un “mostro” inarrestabile. Ma tutto quello che riusciamo a fare e voltare la testa terrorizzati.

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18 Pensieri su &Idquo;RITORNA L’EROINA: PROIBIZIONISTI E MAFIOSI GONGOLANO

  1. Ho osservato, per quanto dall’esterno, il ritorno alla grande dell’eroina ed i relativi nuovi stili di assunzione. Per molti si è trattato della fine di un vero e proprio tabù. Quando ero adolescente era impensabile considerare la “roba” come possibile sostanza da sballo. Perfino tra chi abusava di sostanza chimiche “al buio” l’eroina restava una cosa da tossici.
    La ragione della fine di questo tabù dovrebbe essere indagata attentamente, anche perché non ha senso considerarla come un’altra sostanza solo perché cambia il modo di assunzione, la dipendenza arriverà anche per chi la fuma, la soglia di tolleranza si innalzerà inevitabilmente e passare alle iniezioni diventerà per molti una possibilità, in fondo la molecola è la stessa.
    Sul fatto che quasi improvvisamente il mercato sia stato inondato di eroina credo che abbia giocato un ruolo fondamentale la guerra in Afganistan. Sappiamo con certezza che l’oppio era una delle risorse principali dell’Alleanza del Nord, una volta che questa ha assunto il controllo del territorio (ancora molto conteso) vi è stata una vera e propria invasione di eroina nei mercati occidentali. Il conseguente crollo dei prezzi credo che abbia portato alla necessità di trovare nuovi clienti, fino ad confezionare un nuovo stile di consumo: la stagnole a 10 euro. Di questo nuovo consumo, che credo diventerà davvero un dramma sociale non siamo ancora in grado di valutare le conseguenze.

  2. Gia’ a meta’ anni 90 alcuni adolescenti che frequentavano il centro sociale, ci cascarono. Venivo trattato da vecchio per le mie posizioni “anti-eroina”. I rave party e l’apologia della droga dei pseudo movimenti Goani con i riferimenti allo sciamanesimo ha fatto il resto… Ora raccogliamo i frutti.

  3. Per OH: Capisco le tue posizioni. In realtà, per quanto possa sembrare strano, a prendersi la briga di osservare l’evoluzione storiografica del fenomeno del consumo di una sostanza, oppure che funzione e effetti ha la stessa sostanza in culture e società diverse, si scopre che il contesto socioculturale e le modalità di assunzione sono anche più importanti della chimica.
    Ti faccio un esmpio banale: per noi occidentali la cannabis è un rialssante, per i giamaicani (non rastafariani) è un supporto alle fatiche del lavoro, quasi uno stimolante. La sostanza è la stessa, gli effetti no.

    Non voglio sminuire la pericolosità della questione: ma non è corretto paragonare l’uso inalatorio dell’eroina con quello intravenoso, per quanto il passaggio possa avvenire. L’effetto di una sostanza è dato anche dalle aspettative di chi la assume, dagli scopi e dall’ambiente (cito Zimberg 1984, Knipe 1995, Lindesmith 1967 non per fare il saccente, ma solo perchè non voglio che queste vengano prese come mie opinioni personali)

    Non è caduto nessun tabù, sull’eroina.
    Anzi: il passaggio alla via inalatoria è avvenuto proprio perché è fortunatamente sorto questo tabù, dovuto in particolare all’innestarsi dell’aids nella popolazione di tossicodipendenti, e la stigmatizzazione che ne è seguita, unita ad alcuni mutamenti socioculturali che hanno reso più appetibili le sostanze “prestazionali”, cui oggi l’eroina fa da “spalla” (ecco un’altro motivo per cui si può dire sia “nuova”).

    Ho parlato di una sostanza diversa in maniera provocatoria, ma fino a un certo punto. E’ nuova perchè risponde a esigneze diverse rispetto all’eroina in vena: e quindi ha usi e scopi diversi.
    Ogni sostanza è (originariamente) “dominata culturalmente”: così l’alcol per noi (lo usiamo da millenni), ma non per indiani e aborigeni, sterminati da quello che noi consumiamo abitualmente (no: la genetica non c’entra nulla, altrimenti morirebbero anche oggi). Howard Becker in “Outsiders” (EGA editore, mi pare 1984) ha spiegato bene, usando l’esempio dei consumatori di cannabis, che l’assunzione di droghe, i loro effetti e anche i loro rischi sono appresi socialmente, non derivano direttamente dalla chimica, ma dall’interpretazione che viene data dal consumatore degli effetti chimici.

    Se prendi una droga come l’eroina, sintetizzata nel 1897 (dalla Bayer, lo stesso mese di agosto in cui fu sintetizzata l’aspirina), e osservi l’evoluzione del suo consumo, scopri che la questione della tossicodiepndenza non è precedente alla messa al bando della sostanza, ma posteriore. E non lo dicono 4 complottisti, ma i maggiori studiosi del fenomeno, che in Italia manco vengono pubblicati. Ti posso consigliare ad esempio il volume di Claudio Cappuccino, “dall’oppio all’eroina”, Cox 18, ma i volumi migliori sono anglosassoni (lì li pubblicano gli editori universitari, qui quelli “alternativi”). Se ti interessa mandami una mail che ti faccio una bibliografia.

    Sull’Afghanistan hai ragione, anche se è una delle variabili, non il determinante.
    Rispetto al crollo dei prezzi, studi dimostrano che il mercato delle sostanze (come tutti i mercati neri, stando ai ricercatori, io non me ne intendo) è centrato sull’offerta, quindi è chi offre che decide il prezzo, sempre e comunque. L’abbassamento dei prezzi dipende sia dalla maggiore disponibilità (il 2006 ha portato un buon raccolto), sia dalla decisione dei narcotrafficanti: capita che nella stagnola l’eroina possa essere anche pochissima, o adderittura non esserci affatto.

    Grazie per l’interessamento, comunque.

  4. non avendo una conoscenza scientifica in materia accetto queste spiegazioni, anche se propria una persona che conosco ha seguito la parabola eroina – fumata eroina – iniettata e non sto facendo le solite polemiche da proibizionista, il suo racconto “la prima volta che l’ho iniettata sono tornata alla prima volta che l’ho fumata” dovrebbe essere indicativo. Insomma, pur non avendo dati alla mano credo che siamo d’accordo sul fatto che un consumatore quotidiano di eroina diventi facilmente dipendente e l’astinenza, dai racconti che ho avuto, non è affatto bella.

  5. Per Coq: in effetti l’eroina inalata o fumata è storia vecchia: la “scoprirono” i militari in vietnam, molti dei quali consumavano quitidianamente eroina ma tornati in patria (in un’altro contesto, dunque), smisero senza problemi (altri invece cominciarono a bucarsi).

    In effetti le velleità new age e pseudosciamaniche sono pericolose: non di per sè, ma perchè non si può “importare” in blocco tradizioni ancestrali, come se fossero una moda. L’inserimento del consumo di sostanze in rituali (religiosi, ma anche sociali o ricreativi) è un fattore protettivo: è così che noi ci “difendiamo” abbastanza efficacemente dai rischi connessi all’uso di alcol; è così che gli incas controllavano il consumo di foglie di coca, e i messicani quello di allucinogeni (che a dire il vero sono un caso un po’ a parte, nel mondo delle droghe).

    Alcune ricerche condotte in Inghilterra e in Olanda sui consumatori “controllati” di eroina (gente che consuma abitualmente ma non diventa “tossica”) dimostrano che i fattori protettivi sono di carattere socio-culturale: una serie di pratiche e abitudini che permettono di non sviluppare “l’identità” di tossico. Diventare tossici non è un effetto diretto della chimica di una droga (questo è un equivoco diffuso), ma un (complesso) processo di adattamento ambientale, magari favorito dall’uso di sostanze che provocano fenomeni come la tolleranza o il craving (che non sono così chiari, comunque).

    Per dirla tutta, comunque, credo che i frutti che raccogliamo non dipendano poi così tanto dalle “subculture” di psiconauti e dalla diffusione del loro immaginario. Credo che la droga sia purtroppo oggi un bene di consumo (il più privato dei beni di consumo, se vogliamo), il cui uso è favorito (anche) dal fatto che aiuta a ottenere dei risultati percepiti come indispensabili nel nostro sistema di sviluppo, e difficilmente ottenibili senza l’aiuto del “farmaco”. Oggi l’uso di droga non è solo di carattere evasivo, ma integrativo: non si usa per fuggire, ma per stare dentro, per produrre o per divertirsi e socializzare sempre di più, senza limiti.
    A presto Coq.

    Mi permetto di aggiungere 2 link per chi fosse interessato:

    “Occasional and controlled heroin use. Not a problem?”, ricerca del King’s college di Londra e della JRF sull’uso controllato di eroina; qui lo studio sulla percezione dei consumatori

    “Cocaine use in Amsterdam in non deviant subcultures”
    sull’uso controllato di cocaina, Università di Amsterdam

    Oh e Coq, Scusate per i pistolotti ma sono davvero “dentro” al pezzo, siccome sto preparando un sito di documentazione, e ciò tante robe nella testa!

    E poi è sempre un piacere parlare di queste cose.

  6. Per OH: Certo che è indicativo, il suo racconto!
    Iniettarla per lui è stato (ipotizzo) come ricominciare a provare un piacere di cui l’abitudine al fumol’aveva privato! E ci sta tutta la questione della tolleranza (iniettata l’effetto è più dirompente e totalizzante, mentre l’assuefazione al fumo li attenua).

    Oh, io non voglio assolutamente sminuire il problema.
    Al limite voglio farne uscire tutta la complessità! Certo che l’astinenza non è bella. E certo che la tossicodipendenza è un problema, e sarebbe meglio che l’eroina non fosse a disposizione dei ragazzini come in effeti è. Ho lavorato 4 anni con i tossici, anche se per fortuna non ho avuto casi emotivamente “vicini” a me. Ho presente che razza di problema sia… So che a fare certi discorsi si rischia di passare per quello che sminuisce il problema: io voglio solo metterlo in una prospettiva un poco diversa, che alla fine lo rende anche più complesso. Anche perchè fino ad oggi non è che il paradigma vigente (medico-biologico) abbia portato chissà che risultati…

    Poi guarda, per me l’antiproibizionismo ha senso solo per il fatto di togliere alle mafie il guadagno e il controllo sulla droga, ma dopo di che la diatriba proibizionisti/antiproibizionisti è parecchio superficiale e strumentale. Per molti versi è un falso problema.

    Il problema del consumo di sostanze (da una parte) e dello svilupparsi delle dipendenze (dall’altra) restano comunque anche nel mondo più liberale possibile, perchè sono entrambi figliastri del nostro stile di vita: sia del disagio che può produrre, sia delle aspettative sempre più disumane che crea (no limits è uno slogan della nostra epoca: ma il limiti sono fondamentali!)

    Spero che la persona che conosci oggi stia bene. Mi scuso se ti sono sembrato poco rispettoso: questo è però un terreno scivoloso, in cui l’emotività ha spesso il sopravvento, e io alle volte non lo tengo presente, abituato a parlarne con una certa libertà, ed essendoci “dentro” da anni (come operatore prima, come studioso poi, e come tabagista da sempre…).

    Ti invito a fare un piccolo esperimento mentale che spero chiarisca la mia posizione e i limiti dell’idea dominante sulle droghe: se si studiasse il traffico automobilistico solo dal punto di vista degli incidenti stradali, ne risulterebbe solo che le automobili uccidono. Invece è pieno di gente che non ha incidenti.
    Per lo studio delle dipendenze è così: si è sempre preso in considerazione solo il caso-limite (per tante ragioni: è quello che “vedi”, è quello che ha bisogno, è quello che dimostra la pericolosità della droga di per sè, è quello più facile da incontrare…). In realtà, il mondo del consumo di droghe è molto più ampio e complesso: i due studi che ho citato prima lo dimostrano, insieme a molti altri.

    Affermare che la “droga” non porta automaticamente (da sola) alla dipendenza o a danni psicofisici o sociali non vuol dire sminuirne la pericolosità: tornando alla metafora automobilistica, io posso affermare che andare a 300 all’ora in autostrada non determina necessariamente un incidente, ma ne aumenta terribilmente le probabilità. Aggiungici stanchezza, nebbia, fattori socioambientali vari, e il gioco è fatto. Quindi è meglio non farlo, almeno abitualmente…

  7. Per formazione e professione tendo a crederti sulla questione consumo dipendenza se davvero esiste un’evidenza scientifica in questa direzione. Eppure mi pare strano negare o almeno sminuire il ruolo chimico della sostanza.
    Se io sento forte l’effetto dell’astinenza da nicotina, non voglio pensare a quello che può essere l’astinenza da droghe pesanti.
    Io ho visto un gruppetto di ragazzini più giovani di me cominciare a fumare eroina, qualcuno ha smesso, qualcuno ha cominciato a farsi le spade. Per quanto non possa considerarli veri amici, dispiace vedere un’intera compagnia distrutta, e vite segnate, secondo me, per sempre.
    La cosa più impressionante è quanto costi poco, oggi rispetto a 15 anni fa, ma la sostanza è la stessa.

  8. Credimi, capisco la tua sorpresa.
    In realtà non si sminuisce il potere chimico. Ma lo si mette in relazione con gli aspetti psicosociali, perchè hanno lo stesso peso.
    Il punto è che fino ad oggi si è pensato che dipendendesse tutto dalla chimica, e molti aspetti restano oscuri. “Sminuire la chimica” significa semplicemente ridimensionare il suo ruolo fino ad oggi ipertrofico.

    Già da almeno trent’anni alcuni psicologi, psichiatri e sociologi sostengono l’importanza di elementi detti “set” (la condizione psicofisica e personale dell’assuntore, compresa la storia individuale) e “setting” (contesto sociale, attuale e modalità di assunzione della sostanza): in pratica, la mente del soggetto “interpreta” secondo le proprie coordinate culturali di riferimento e le proprie aspettative l’effetto chimico che ottiene (faccio un esempio pratico: gli allucinogeni non generano allucinazioni, è il cervello a dare “forma” al casino che succede nel cervello, se no tutti vedrebbero le stesse cose), allo stesso modo gli “astinenti” interpretano gli effeti sul sogetto in base alle loro coordinate: anche per questo se vedi uno ubriaco non ti fa lo stesso effetto che vedere uno in fusione da eroina.

    Nessuno nega che il contraltare del piacere nell’uso di sostanze è l’intossicazione, nè che in questa società il consumo di oppiacei porti a gravi conseguenze cliniche, psichiche e sociali (in altre no, e quando l’eroina era considerata una medicina, e la sua assunzione non era quindi una forma di devianza, e l’uso era circoscritto a determinati ambienti, questo non accadeva: questo dovrebbe far riflettere)

    Se ti va, leggiti il PDF di questo articolo di Stefano Canali, sulla storia e critica del concetto di dipendenza (uscito su Medicina delle tossicodipendenze, una rivista importante nell’ambiente), perchè spiega meglio di me la natra della questione: facendo salvo che nessuno nega la gravità della querstione, piuttosto si critica l’approccio e l’impianto metodologico utilizzato fino ad ora per affrontarla.

    Mi dispiace per la tua vicenda. Mi ricorda quella di un mio amico antropologo, che da giovane ha “lasciato” il suo gruppo di amici che iniziavano a usare eroina, e poi li ha “ritrovati” facendo una ricerca etnografica su di loro come tesi di laurea. Alcuni di loro hanno smesso nell’arco della ricerca. Ne è uscito un libro molto bello, che fa capire come lo “smarrimento” dell’eroinomane dipenda spesso proprio dal doppio rifiuto, suo della società, e della società rispetto a lui.

    David Donfrancesco, I ragazzi di Bianca, Bonanno, mi pare 2004.

  9. Grazie fortunatamente si tratta soprattutto di conoscenti, e grazie anche per le riflessioni che fai in questo blog, mi sono di aiuto anche mentre ho a che fare con la mia “stupida” dipendenza dalla nicotina.

  10. Grazie a te!

    Stupida un corno!
    Solo perchè fumare è “normale”, non vuol dire che smettere sia più facile, anzi. Te lo dice uno che non ci riesce, ogni volta gli sembra di dover rinunciare a un braccio, più che a una cosa che fa male!

    Sono felice di esserti utile: tieni duro!

    Per curiosità, fumavi sigarette o trinciato? (io trinciato)

  11. Come si capisce bene dall’avatar fumavo il tabacco old holborn blu, circa 15 20 sigarette al giorno, cartine bravo e niente filtrini, anche se buttavo quasi un quarto della sigaretta.
    Non ho mai sopportato le sigarette industriali, per la sensazione di plastica che lasciano in bocca.
    Nel mio caso la terapia sostitutiva della nicotina sembra aver funzionato, visto che il mio obiettivo era non fumare e non sto fumando. Anche in questo caso dipende dal tempo di osservazione: la ricerca mostra che cerotti e chewing gum funzionano nel breve termine, ma a distanza di una anno non esistono differenze significative rispetto ai placebo. Oltretutto così non si risolve la dipendenza fisica dalla sostanza, ma per me 20 giorni senza fumare sono comunque un successo. Sul mio blog racconto tutto per filo e per segno, se vuoi ritentare guarda alcuni dei link che segnalo.

  12. Scusa, non avevo notato l’avatar, io fumo un’altro tabacco (non dico quale solo perchè la multinazionale in oggetto non mi paga per fargli pubblicità).

    In realtà mi riferivo al fatto se avevi sempre fumato trinciato o anche sigarette industriali (io ho cominciato da quelle e sono passato al trinciato con filtro per spendere meno, ora mi piace di più: mi moglie invece se fuma trinciato le sembra di non fumare…).

    Non mi stupisce che la terapia sostitutiva non funzioni sul lungo periodo. Ho sotto mano il “trattato completo degli abusi e delle dipendenze”, manualone in 2 volumi che sto usando per lavoro, e mi dice che i sintomi fisici dell’astinenza da nicotina durano 3-4 settimane, poi è tutta una questione di testa (e di cuore). La psicosomatica ci dice che le difficoltà psicologiche si riflettono sul fisico (e del resto la separazione cortpo-psiche è abbastanza una distorsione di noi occidentali), e la ricerca che la parte più dura non è la disintossicazione fisica, ma quella mentale.

    Se non ricordo (e non ho capito) male hai avuto una ricaduta nella prima settimana (il manualone mi dice che è normale, perchè la crisi di astinenza è più intensa nei primi 7 giorni). In realtà le ricadute sono più che normali, l’importante è considerarle degli scivoloni e tirare dritto, come quando ti rompi male una gamba e fai riabilitazione.

    Sarebbe bello se le matematiche di questi manuali dessero sempre gli stessi risultati.

    Però io ho un amico che ha smesso di fumare, di colpo, senza fare una piega, dopo una lunga e devota carriera. Oggi ogni tanto mi chiede di girare una sigaretta: è il gesto che mi manca, dice, ma l’idea di fumarla davvero mi fa vomitare.

    La mia coordinatrice fuma una sigaretta ogni tanto, magari stabacca di brutto per una settimana e poi niente per mesi. Come diavolo fa, non lo so. Il tabacco non l’ha “agganciata”, o forse riesce a limitare l’uso in momenti di forte stress (che è quello che piacerebbe fare anche a me).

    Un amico dei miei ha provato con tutto (ma proprio tutto) poi ha smesso con l’agopuntura.

    E 20 giorni secondo me sono un traguardo, più che un successo.
    Devo farti però una domanda cruciale, che secondo me è il nocciolo di tutto: la stai vivendo come una liberazione, o ti sforzi di viverla come tale? Te lo chiedo perchè il problema per me è sempre stato un po’ quello.

    P.S.: in che senso “se vuoi ritentare guarda alcuni link?”

  13. Allora ho smesso usando come pretesto alcuni doloretti al petto ed una continua sensazione di oppressione. Avevo già fumato poco nella settimana precedente, ed ho pensato che fosse l’occasione giusta. Potevo benissimo continuare a fumare poco aspettando di stare meglio, ho provato a smettere del tutto, cosa che non facevo da oltre dieci anni, e non è stato così difficile. Certo si tratta di traguardi, ma già adesso noto un certo miglioramento fisico.

    Comunque per rispondere alla tua domanda non è una liberazione, ma comunque di maggiore libertà si tratta. Non dovermi preoccupare se non trovo la mia marca di tabacco, se devo fare un lungo viaggio in treno, ecc…
    In questo senso non si tratta di una rinuncia, al contrario ma della rinuncia ad una dipendenza. Mia moglie continua a fumare, ma a lei bastano un paio di sigarette al giorno, per me so che non è così, e che se ricomincio torno vicino alle 20 di sempre, il mio punto di intossicazione.

  14. Interessante il discorso dei diversi effetti della stessa sostanza. Sapevo – perché me l’ha detto un amico 😉 – che la cannabis può farti ridere, rilassare o mettere ansia a seconda del momento e della situazione, ma credevo fosse proprio della sua natura l’amplificare i vari stati d’animo. Non sapevo si potesse fare un discorso simile anche per le altre sostanze, cioè credevo che comunque la chimica, a parità di modalità di assunzione, determinasse la gran parte degli effetti.
    Sulla percezione sociale del fenomeno ci sarebbe da dire ma ho delle idee sparse, magari ci torno.
    Le sigarette… Sono pratiche, per carità, ma la pipa è un’altra cosa!

  15. Sì, in effetti è strano pensarlo: ma perchè noi viviamo in una cultura basata su determinismo, al limite probabilismo, caratterizzata da rapporti causa-effetto “matematici”. Diciamo che sull’effetto di una sostanza conta il 50% la chimica e il 50% set e setting (cioè contesto socioculturale e condizioni psicofisiche dell’assuntore).
    E’ chiaro poi che le sostanze depressive o stimolanti hanno sempre quegli effetti (depressivo o stimolante): la cannabis è una sostanza difficile da classificare, è a metà tra tutto.
    Il punto è: come interpreto io l’effetto di torpore e intenso piacere che fornisce l’eroina? Non è detto che lo interpreti positivamente: tra i tossicodiependenti da eroina la “prima volta” non è sempre ricordata come una bella esperienza (accade anche con la cannabis, col tabacco, persino col caffè…). Come interpreto la “perdita di controllo” dovuta all’assunzione? Spesso male. Gli effetti e gli utilizzi si imparano: si diventa tossici non solo perchè si usa l’eroina, ma piuttosto perché si frequenta gente che lo é, da cui si impara ad esserlo, volendo esserlo. E’ una questione di simboli e riferimenti condivisi, valori o disvalori, è una rivendicazione (magari inconscia) di disagio o semplicemente diversità.
    Come interpreto il fatto di evadere dalla realtà e rifugiarmi in una bolla ovattata per una parte considerevole della giornata? Una “sana” esperienza di evasione, o un rifiuto, una fuga, una resa? Per i primi, aristocratici “eroinomani” di inizio secolo era un vizio, ad esempio. Come tanti altri. Producevano perfino siringhe placcate in oro o intarsiate per i facoltosi eroinomani o morfinomani.
    Oggi è il paradigma del disagio. E’ ingenuo pensare che l’immaginario collettivo non influenzi l’esperienza di un tossicodipoendente, anche se certamente non la determina.
    La mente delle persone non è fissa: il nostro modo di ragionare e vedere il mondo è sempre determinato (in positivo o in negativo) dalla cultura in cui siamo nati e viviamo: questo influenza tutto, anche il modo di interpretare gli effetti delle droghe: perché una persona fusa da eroina fa più impressione di un ubriaco? Perchè più o meno tutti siamo stati ubriachi una volta nella vita e quasi nessuno ha provato l’eroina. Perché l’alcol è la nostra droga “culturalmente controllata”, l’eroina è invece il demone che minaccia il nostro futuro. Ma tutto questo dipende forse solo dalla chimica dell’alcol o dell’eroina? Certmaente no: altrimenti ovunque e per chiunque avrebbe gli stessi esiti, e non è così, nemmeno per la maggior parte delle persone.

    Vivia la pipa, un giorno la fumerò.

  16. 15 gennaio 2009

    Chi sono i proibizionisti nel 2009? Chi vuole ancora proibire la Canapa?

    Sicuramente il Governo e la maggioranza dei Parlamentari e dei Partiti.

    Il Governo sta preparando la V Conferenza Nazionale sulle Tossicodipendenze a Trieste da 12 al 14 marzo 2009. http://centrostudi.gruppoabele.org/?q=node/1054

    Non fosse che parleranno sicuramente anche di noi Estimatori della Canapa e della Canapa, dal titolo si potrebbe dire che non ci interessa.

    L’On. Carlo Giovanardi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto alle tossicodipendenze http://www.carlogiovanardi.it/ , si sta preparando al grande appuntamento ufficiale del proibizionismo, sostenuto da una solida maggioranza parlamentare.

    Ma il Parlamento, come dimostrò il servizio delle Iene mai andato in onda http://www.youtube.com/watch?v=9Wyf8npYVwA è pieno di consumatori di sostanze vietate.

    E questo, Giovanardi lo sa abbastanza bene: http://www.youtube.com/watch?v=DuVs7UwJFCY

    La domanda sorge spontanea: perché la delega all’antidroga l’hanno data a Giovanardi e non, per esempio, all’ On. Gianfranco Miccichè http://www.governo.it/Governo/Biografie/sottosegretari/Micciche_Gianfranco.html e http://www.cipecomitato.it/ml_cipe.asp
    solo per citare un nome a caso fra i tanti esperti del settore http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200802articoli/30417girata.asp
    che siedono ai posti di comando nel nostro Paese.
    Ecco perché esperto: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=25041 e ancora http://www.repubblica.it/online/cronaca/cocafinanze/verbali/verbali.html
    Dal vivo http://www.youtube.com/watch?v=km8i21rIICo

    Ma la domanda che sorge spontanea è: ci sono proibizionisti in buona fede? Che pensano veramente che “proibire sia l’unico modo per salvare i giovani dalla droga”.

    Probabilmente sì! E Giovanardi è uno di questi, altrimenti dovrebbe essere davvero un ottimo attore!

    Però vogliamo chiedere all’On. Carlo Giovanardi e ai cittadini che lo hanno votato: voi sapete che la vostra solida maggioranza in Parlamento è fatta … anche da persone con una morale… diciamo discutibile?

    On. Giovanardi, Lei sa che ogni giorno milioni di cittadini italiani versano nelle casse delle mafie milioni di euro per acquistare droghe vietate.

    Lei sa che con questo denaro le mafie, tra le altre cose, investono in economia legale, in politica http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=2533:allarme-mafia-135-comuni-commissariati-per-infiltrazioni&catid=39:opinioni&Itemid=156 e si infiltrano nello Stato a tutti i livelli, e corrompono, comprano, condizionano…

    e Lei capisce sicuramente che le mafie hanno tutto l’interesse che il proibizionismo persista e hanno interesse a sostenere politici proibizionisti. Solo il proibizionismo può far loro guadagnare queste enormi fortune.

    Allora Le chiediamo, proprio in preparazione della Conferenza Nazionale, di prendere in considerazione la possibilità di rendere legale la coltivazione di Canapa per coloro che intendono farne uso personale e che non intendono più finanziare le mafie.

    Anche perché, come può uno Stato con parlamentari cocainomani, pretendere di avere l’autorevolezza di condannare un coltivatore di canapa a pene che variano dai 6 ai 20 anni di carcere?

    Ma se Lei, proprio in virtù della sua buona fede, pensasse che la “lotta alla droga” deve essere fatta anche a costo di rovinare delle persone che coltivano Canapa per proprio consumo, e anche a costo di far accumulare enormi fortune dalle mafie, allora, le chiediamo di essere coerente!

    Le chiediamo di vietare la pubblicità dell’alcol, che, come Lei ben sa, è una droga che provoca decine di migliaia di morti all’anno mentre la Canapa, nessuno.

    Questa mail è stata inviata dal Partito della Canapa. http://www.facebook.com/group.php?gid=53447961128

    Se ne condividi i contenuti puoi inoltrarla ai tuoi amici e divulgarla con ogni mezzo e puoi iscriverti al gruppo, invitare i tuoi amici a farlo e chiedere l’amicizia di Partito della Canapa.

    Se non condividi saremo felici di conoscere la tua opinione (ma anche se condividi o se vorresti aggiungere altro))

    Cercheremo anche di far arrivare questa mail all’On. Giovanardi in persona.

    Ciao
    E buon lavoro!

    partitodellacanapa@googlemail.com

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