GIORNALISTI, DROGA E STATISTICHE: IL SOLITO PASTICCIO

reportScoprirete o avete già scoperto sui giornali di oggi (e sentito nei TG di ieri), che è  disponibile l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze (EMCDDA), il quale, a sentire i mezzi di informazione, lancia (l’ennesimo) “allarme cocaina”; infatti, secondo i giornalisti, sarebbero 4 milioni gli europei che fanno uso di cocaina.
Cifre da capogiro? In realtà si tratta dell’1,2% della popolazione europea, ed è il risultato di una media, visto che da Paese a Paese i dati oscillano moltissimo (solo 4 Paesi hanno una prevalenza superiore all’1%, tra questi l’Italia).
Basta prendersi la briga di confrontare i dati 2008 con quelli 2007 per rendersi conto che il consumo di cocaina nell’ultimo anno è  in realtà diminuito: nel 2007 la percentuale media era infatti dell’1,3%.

Gli stessi redattori del Rapporto indicano che il consumo di sostanze stupefacenti illecite in Europa è “stabilizzato” (non si assite a una crescita maggiore rispetto agli anni scorsi) e che la vera questione oggi in dibattito riguarda gli aspetti economici, cioè la spesa pubblica in materia di droghe: non si sa bene quanto denaro venga speso, come e perché.

Ma ai giornalisti questo interessa relativamente: molto meglio lanciare l’ennesimo allarme.

la cifra di 4 milioni si riferisce al numero (medio) di persone che nell’arco dell’ultimo anno hanno consumato almeno una volta cocaina: non che sono cocainomani o che la usano cronicamente. Non “che fanno uso”, ma che “hanno provato”. E’ come indagare quanti maschi italiani hanno fatto cilecca a letto  almeno una volta nell’ultimo anno e poi proclamare che la percentuale risultante corrispinde agli impotenti italiani. Da notare che si tratta comunque di un passo avanti, per i giornalisti: fino all’altr’anno consideravano “tossicodipendenti” tutti coloro che almeno una volta nella vita avevano provato una determinata sostanza. Adesso almeno si basano sull’ultimo anno.

Il dato realmente utile ad indicare la problematicità del consumo di sostanze è quello riferito all’ultimo mese (meglio ancora all’ultima settimana): sono 2 milioni gli europei che hanno consumato cocaina negli ultimi 30 giorni. Questi consumatori possono essere considerati “problematici” più a buon diritto, anche se bisognerebbe incrociare questo dato con la prevalenza annuale e nell’arco della vita, per essere ragionevolmente sicuri che chi ha usato cocaina nell’ultimo mese non fosse anche alla prima esperienza.

Bisogna fare attenzione a come si interpretano e trasmettono i dati statistici: messa come la mettono i mezzi di informazione, sembra che usare cocaina sia una cosa normalissima. Sebbene si proceda effettivamente verso la “normalizzazione” dei consumi di cocaina e stimolanti in genere (che è simbolica, più che reale: il suo uso è considerato sempre più spesso “coerente” anche da chi se ne astiene), questi restano attestati a percentuali molto basse: se l’1,2% usa cocaina, significa che il 98,8% non lo fa. Come ha affermato anche Gregor Burkhart, responsabile dell’area prevenzione dell’EMCDDA, se si va  in giro a proclamare che tutti i giovani sono cocainomani,  l’effetto che si rischia di ottenere è che i giovani che non consumano si sentano “anormali”. Meglio affermare, sostiene Burkhart, che la maggior parte degli europei NON consuma cocaina: che è la verità, fa sentire “normali” anche i ragazzi che non “sniffano”, e non sminuisce per nulla la questione.

Ci si domanda, inoltre, perché quell’1,2%, media che comprende la poplazione dai 15 ai 64 anni, dovrebbe preoccupare di più del fatto che la media di consumo di alcol procapite in Europa si attesta a 15 litri l’anno (dati 2006; sono 26 mila in media le morti alcol-correlate all’anno in Italia), o del fatto che il 90% dei giovani di 15-16 anni ha bevuto alcol almeno una volta nella vita (dati 2006), ma non è considerata, per fortuna, alcolista. Per non parlare poi del tabacco: il consumo viene scoraggiato sempre più insistentemente a livello europeo, ma contemporaneamente la sua coltivazione viene sovvenzionata con i soldi dei contribuenti.

E’ comprensibile l’allarme per l’aumento dei consumi di droghe, l’allarmismo no. Allarmismo più incoerenza sono una miscela micidiale: si vede chiaramente, basta aprire gli occhi.

L’ultimo elemento evidenziato dai giornali (indico la Repubblica come riferimento, ma tutti travisano allo stesso modo, dato che la prima travisatrice è l’ANSA stessa), in bilico tra l’assurdo e il ridicolo, ma in realtà drammaticamente coerente con la visione pubblicamente condivisa della questione, è l’idea che l’aumento dei consumi sia sostanzialmente dovuto da un lato alla (presunta) maggior disponibilità di “droga”, e dall’altro alle “strategie di marketing” messe in atto dal narcotraffico globale. Imputare la responsabilità di tutto questo alla criminalità organizzata può apparire ovvio e scontato: sono loro che vendono la droga. Ma è anche un modo semplice ed efficace per eludere il fatto che la responsabilità dell’aumento dei consumi risiede nel nostro stile di vita, non nelle velleità dei criminali, i quali, da bravi e schifosi avvoltoi,  abituati a occupare i vuoti lasciati dalle istituzioni, non fanno che intercettare (e soddisfare) un bisogno inculcatoci dal nostro stesso sistema di sviluppo: il bisogno della prestazione a tutti i costi, del primato, del superamento dei limiti.

(Questo articolo è apparso su droghe.aduc.it.)

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2 Pensieri su &Idquo;GIORNALISTI, DROGA E STATISTICHE: IL SOLITO PASTICCIO

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