BREZZA PROIBIZIONISTA SUI COFFEE SHOPS, MA LA SOLUZIONE E’ UN’ALTRA

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Sull’Olanda soffia brezza proibizionista, e minaccia di diventare tifone.

E’ assolutamente comprensibile che gli olandesi siano stanchi di essere invasi per tre mesi l’anno, e per tutti i fine settimana, da branchi di giovani stranieri perennemente fusi, allucinati, comunque inebetiti,  che sbavano sulle vetrine delle prostitute e non riescono nemmeno a ordinare un kebab senza scoppiare in risate convulse. Purtroppo anche io mi sono fatto odiare così dagli abitanti della Capitale della Tolleranza.

E’ legittimo che la comunità islamica di Amsterdam (ma non solo) si lamenti per il “degrado morale” di alcune zone centrali della città. In certi momenti dell’anno la Capitale è effettivamente insostenibile, e per quanto uno possa ritenersi liberale e di mente aperta, abitare tra un coffee shop e un negozio di vibratori non deve essere il massimo, soprattutto se uno non fuma ed è soddisfatto della propria sessualità.

Non si biasima il merito dell’onda di  malcontento. Piuttosto, la strada proposta per farvi fronte, che  sembra procedere cauta ma risoluta verso l’abrogazione del più che trentennale “modello olandese”.

Chiudere i coffee shops non farà che spostare il mercato della cannabis dalla luce del sole all’ombra, con tutte le conseguenze del caso: la criminalità tornerà a guadagnarci, le sostanze non saranno controllate e controllabili, e i turisti, che continueranno ad andare ad Amsterdam per gli stessi motivi, alimenteranno il mercato nero e staranno a fumare per strada o nei parchi, invece che nei locali adibiti. Perché contrariamente a quello che si può pensare, la penalizzazione non ridurrà affatto l’offerta: semplicemente inserirà la cannabis negli spazi del mercato nero, ne abbasserà il prezzo e la qualità (oltre che eliminare il massimo dei 5 grammi acquistabili), e accosterà la disponibilità di cannabis a quella di droghe più pericolose, avverando (di nuovo!) l’antica e fatale profezia dello spinello come anticamera dell’eroina; Amsterdam resterà la meta preferita dei “turisti dello sballo” di tutta Europa, e la situazione potrebbe anche divenire peggiore di quanto non sia oggi.

La soluzione al problema olandese risiede nell’esportazione del suo modello, e nel suo miglioramento (legalizzando anche la coltivazione: altrimenti sarà sempre una soluzione zoppa), non nella sua abrogazione. Amsterdam è una gran bella città, ma probabilmente un sacco di gente non ci andrebbe e non ci tornerebbe a intervalli regolari, se avesse la possibilità di fumare le canne legalmente a casa sua, esattamente come può bere alcol o fumare tabacco. Una marea di fumatori frustrati dalle leggi in vigore nel proprio Paese invade Amsterdam (o Rotterdam, o Utrecht) col solo scopo di fare tutto quello che a casa è proibito: per questo, inevitabilmente, esagera. Potesse fare le stesse cose in Patria, magari il Museo di Van Gogh o la casa di Anna Frank li visiterebbe davvero, o lo farebbe senza essere così fuso da dimenticarsene appena uscito.

E’ il resto d’Europa che deve cambiare, non l’Olanda. Se anche solo due o tre Paesi ne seguissero l’esempio (tifiamo per la Svizzera: da Domenica potrebbe essere ri-legalizzata la cannabis), magari tra quelli limitrofi (Belgio, Francia e Germania, con cui si verificano i maggiori attriti), il numero di coffee shops e smart shops olandesi probabilmente calerebbe naturalmente di due terzi: paradossalmente, non sono molti gli olandesi che fumano cannabis (sono meno degli italiani, il che dovrebbe far riflettere: se non ci credete, leggetevi il Rapporto dell’EMCDDA del 2007).

Tanto più che il modello olandese, a osservarlo senza le lenti del moralismo o dell’ideologia, funziona: la criminalità organizzata non ci guadagna un euro, le sostanze amsterdam_rdl5sono più sotto controllo, la tassazione permette alti introiti allo Stato, ed è dimostrato che non è la condizione legale di una sostanza a determinarne l’aumento dei consumi. Certo, se c’è un solo “paradiso del fumatore” al mondo, e se è piccolo come i Paesi Bassi, i problemi di sovrappopolazione e convivenza sono inevitabili.

Dei 17.000 e più studi esistenti sulla cannabis, nessuno ha dimostrato in maniera chiara e incontrovertibile la pericolosità del THC per sé (ma solo in base a incroci statistici): la stragrande maggioranza afferma, implicitamente o esplicitamente, che la cannabis potrebbe tranquillamente essere declassata se non liberalizzata, essendo meno pericolosa dell’alcol. Sempre più studiosi ne elogiano le doti terapeutiche. Le evidenze scientifiche sono tali che in Olanda il Tribunale della cannabis ha lanciato una sfida a tutti i parlamentari olandesi inclini al ritorno al proibizionismo: chiunque sia in grado di dimostrare, dati scientifici alla mano, che l’affermazione “il divieto della cannabis ha più effetti negativi che positivi” è falsa, verrà premiato con 200 mila euro. Avrebbero tranquillamente potuto metter in palio 80 milioni di euro, dato che quella affermazione corrisponde a verità. Ma per quella cifra, sarebbe sicuramente saltato fuori qualche scienziato pronto a fare carte false per arraffarsi non solo i quattrini, ma anche il plauso generale di politici e benpensanti vari, cioè di coloro che , al di là del bene e del male, del razionale e dell’irrazionale, detengono il potere.

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7 Pensieri su &Idquo;BREZZA PROIBIZIONISTA SUI COFFEE SHOPS, MA LA SOLUZIONE E’ UN’ALTRA

  1. D’accordo su quasi tutto, ma se la chiusura dei coffe shop sarà accompagnata alla messa al bando delle sostanze è probabile che l’invasione cessi: perché andare a farmi arrestare in Olanda quando posso farlo tranquillamente sotto casa? (Anche la sfida alla dimostrazione scientifica degli eventuali effetti positivi del divieto mi convince poco. Si potrebbero sfidare i promotori a dimostrare scientificamente il contrario, visto che le questioni sociali non si misurano col righello e sarebbe facile dire che non si sono considerati questo o quel parametro…).
    Il tutto detto da un convinto antiproibizionista.

  2. L’invasione non cesserà (magari si ridurrà) secondo me perché la disponibilità di sostanze resterà la stessa, e sarà sempre superiore al resto d’Europa: qui sotto casa la marijuana non la trovi, ad Amsterdam continuerà a essere disponibile anche al mercato nero, perchè chi la coltiva non smetterà; inoltre c’è una cultura che sopravviverà alla chiusura dei coffee shops, e che attrae tento quanto la disponibilità di droghe.
    Sul secondo punto: i promotori non hanno bisogno di dimostrare il contrario, in quanto è già dimostrato, è proprio questo il punto. E’ vero che le questioni sociali non si possono misurare col righello, ma non è vero che non si possono misurare con altre scale, e che non si possono valutare. Un dato puro e semplice? Il costo: il proibizionismo costa molto di più dell’antiproibizionismo, e, dato che il consumo di sostanze è in aumento costante, è chiaro che questi soldi sono buttati nel gabinetto. L’efficacia del modello olandese è dimostrata: infatti ribadisco che la soluzione del problema è esportarlo, non distruggerlo.

    P.S.: finalmente un nuovo numero del “Superficiale”, era ora.

  3. Riguardo al turismo cannabinico sì, se una certa cultura sopravviverà e significherà non applicare di fatto le eventuali pene previste, allora cambierà ben poco. Facevo un discorso ipotetico dove i rischi di comprare là fossero gli stessi di qui, e allora gli effetti, almeno sul fenomeno di massa, si vedrebbero.
    D’accordissimo ad esportare il modello olandese, ma “il dovere morale di dare un segnale forte”, “l’immagine che darebbe di sé uno stato che permettesse…” ecc. sono duri da scalfire con dimostrazioni scientifiche.

    P.S.: sì, è uscito il nuovo numero. Ma che fatica!

  4. Brutta notizia sì. Però quella sull’eroina controllata è buona. Anche se pare una curiosa incoerenza.

    Per Vanni Santoni (che è più facile da scrivere che s a r m i z e g e t u s a): grazie a te. Lo volevo recensire, ma non sono bravo con la narrativa (altri l’han fatto meglio). Comunque è un libro che va letto per capire come funzionano certe cose, in serenità e senza sensazionalismi da cinema. E’ più vero di Walsh (secondo me: poi magari Walsh sarà anche uno scrittore più bravo, che ne so).

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