“L’Italia, e la sua stampa, sono a mio parere più maturi rispetto ad altri paesi europei”

L’Italia, e la sua stampa, sono a mio parere più mature rispetto ad altri paesi europei.

Questa buffa affermazione, che suona un po’ come “Berlusconi è onesto”, “Ratzinger è simpatico” o “Cicciolina è vergine” non è in realtà una battuta di spirito.

Potrebbe sembrarlo, ma non lo è.

Non è il pensiero di un redattore di “Libero”. Nemmeno si tratta di un picco nel delirio di un malato mentale, o della risposta casuale di un semianalfabeta alla domanda “cosa ne pensa dell’Italia e della sua stampa?”.

In effetti, si tratta di un’affermazione serissima.

L’ha dichiarato oggi a Repubblica Menechem Gantz, corrispondente dall’Italia dello “Yedioth Ahronoth” (sì, sembra una montatura satirica, invece si chiama proprio “Yedioth”), che è il primo quotidiano Israeliano (o almeno così sta scritto su Repubblica, ma chi lo sa).

E a cosa si deve questa entusiastica analisi, davvero unica nel suo genere? Insomma, giunge  inattesa un’affermazione tale, dal momento che l’Italia, nella classifica della libertà di stampa stilata annualmente da Reporters Sans Frontiers, occupa il 44° posto (e non vi dico chi, tra i tanti, ci fa mangiare la polvere).

Forse Gentz sa qualcosa che noi non sappiamo? Difficile: Israele occupa il 46° posto, cioè sta messo anche peggio di noi (ci separa la Croazia).

In realtà la ragione è molto più semplice: la stampa Italiana si dimostra più filo-israeliana (o meno pro-Palestina) rispetto a quella degli altri Paesi europei (in cui la stampa è più libera e non c’è Berlusconi al governo). Tutto qui. L’analisi del giornalista Gentz sui colleghi italiani si fonda solamente sul fatto che i giornali della penisola scrivono cose che a lui vanno bene. Alla faccia: si capisce cme sono finiti al 46° posto.

Ora, il clima di tensione attorno alla questione arabo-israeliana è tale che qualcuno sicuramente leggendo queste righe penserà che io sia filo-palestinese e che scriva tutto questo in funzione delle mie simpatie.
Non è così. Per natura mi schiero con i più deboli, e i più deboli mi paiono i Palestinesi: ma onestamente penso che le cose laggiù siano davvero più complicate di così, dunque la mia posizione è un banale e inutile “ma cazzo, cercate di convivere”.

(per correttezza segnalo che accanto all’intervista a Gentz è apparsa quella a Claudio Lavagna, vicecaporedattore di “Al Jazeera”, il quale lamentava, compassatamente, una tendenza dei media italiani a fornire una rappresentazione fuorviante del conflitto, se non proprio filo-israeliana: avesse detto una cazzata simile a quella di Gantz, avrei parlato di lui, ma non l’ha fatto)

Qui solo di informazone si discute, non di isrealiani contro palestinesi. E ci si chiede: ma se ad avere le idee confuse (eufemismo) sono gli stessi giornalisti, che poi scrivono le notizie che la gente legge per formarsi un’opinione, come diamine si pensa di uscire da quel casino?

E sopratutto: se un sistema mediatico malandato e paggio come quello italiano viene indicato da qualcuno come modello solo perchè parla bene di lui, quel qualcuno non vi sta immediatamente (un po’) sul culo (anche se, sottolineo, non necessariamente è dalla parte del torto? [è dura, davvero dura,  cercare di dimostrarsi neutrali in questa faccenda])?

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