La prima vittima degli anziani (non ci sono più i vecchi di una volta)

Il declino della civiltà occidentale, già manifestato ampliamente nelle più diverse dimensioni socioculturali (i giovani, la scuola, la politica, l’economia), ha evidentemente colpito a morte anche quella parte di popolazione che, tradizionalmente, incarna la resistenza ad ogni cambiamento: gli anziani.

E’ ora di dirlo chiaramente: gli anziani di una volta sono ormai merce rara. Quelle figure paterne e autoritarie, naturalmente rispettabili e rispettate, e pur generose in affetto e consigli alle giovani generazioni, sono ormai ufficialmente inghiottite nel maelstrom vorticoso di questi mala tempora che currunt.

Oggi branchi di anziani impazziti invadono le strade, i mezzi pubblici, gli uffici postali, i giardinetti, i pronto soccorso, gettando nel panico e nella confusione l’intera popolazione.

Sfruttando tecniche fino ad ora sconosciute, applicano forme avanzate e sottili di bullismo, come quando superano disinvoltamente la coda dal panettiere o alle posta, sfruttando spesso la bassa statura come strumento mimetico, e chi s’azzarda a far notare l’inattesa e sorprendente mancanza di rispetto, si trova squadrato da due occhi languidi sottolineati da sorrisi tristi, che impongono infine il perdono, facendo leva sui naturali istinti empatici.

O come quando obbligano i giovani, che già portano sulle loro fragili spalle il grave fardello  dell’intera società, di cedergli il posto a sedere sull’autobus, fissandoli con lo stesso occhio languido e il medesimo sorriso impietosente, finché il povero precario, per non sentirsi ancora più inutile a sé stesso e agli altri, non si alza sulle gambe stanche, finendo il percorso aggrappato ai sostegni.

O quando, alla guida di automobili spesso caratteristiche, congestionano il traffico di interi corsi cittadini, percorrendoli a venti chilometri all’ora in mezzo alla corsia, con una delle frecce lampeggiante a indicare una svolta che mai avverrà, oppure svoltando all’improvviso e a caso, senza indicazione, maledicendo anche con gestacci gli automobilisti che, esasperati, li sorpassano strombazzando.

Cosa diamine ci facciano in giro tutto il giorno, ‘sti cazzo di vecchi, bisognerà che prima o poi qualcuno si decida a scoprirlo.

I vecchi di oggi dominano poi senza concorrenza alcuna ogni struttura di potere, dal pubblico al privato, dall’istituzionale al volontaristico, dal padronato al sindacalismo. Sono la maggioranza della popolazione non immigrata, dunque decidono l’esito delle elezioni amministrative e politiche.

Nonostante questo, si lagnano in continuazione, e le loro braccia si accorciano di anno in anno. I nonni non sono più salvadanai viventi, distributori di giocattoli e dolci, come una volta. Sono attenti al soldo come usurai veneziani. Manco avessero tutta la vita davanti per spenderli.

E si lamentano. E non gli va mai bene niente. E una cosa o è troppa, o è poca. O hanno freddo, o hanno caldo. E vogliono qualcuno che li aiuti in casa ma non i rumeni, che quelli son cattivi. A novant’anni affollano ospedali e pronto soccorso perché hanno paura di morire, come se fosse un evento innaturale e inatteso. E si lamentano. E si lagnano.

Cazzo, guadagnassi io 400 euro al mese per andare in giro a lamentarmi!

Basta coi vecchi, è ora di ribellarsi!

Giovani, giovani adulti, è ora di riprendere il potere!

Basta con questi soprusi, è ora di…

[due vecchi lo colpiscono alle spalle con un thaser e lo trascinano su un furgone bianco senza targa]

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