La cocaina è una droga leggera? Sì. E no.

cocainaSecondo un sondaggio eseguito a Roma qualche tempo fa, un giovane (14-19 anni) su due è convinto che la cocaina sia una droga leggera. Roba da far rigirare nella tomba persino Pablo Escobar.

Come è possibile che i ragazzi oggi siano così disinformati da ritenere il consumo di cocaina roba da poco?
Per provare a rispondere, partiamo da una considerazione apparentemente banale. Se agli stessi ragazzi avessero domandato “L’alcol è una droga?”, forse ben più del 50% avrebbero risposto di no. Se gli avessero chiesto, più precisamente, se “l’alcol è una droga pesante o leggera”, la stragrande maggioranza avrebbe propeso per la seconda ipotesi. Questo, nonostante ogni ricerca scientifica nel campo degli intossicanti identifichi l’alcol come sostanza “pesante”  e potenzialmente molto pericolosa (qui, un esempio tra i più celebri).

A determinare la pericolosità di una sostanza (reale e percepita) giocano due fattori.
Il primo è medico-biologico: indica la probabilità che una determinata sostanza provochi precisi problemi di salute; il secondo è socio-culturale: dipende dal grado di controllo sociale e culturale a cui quella sostanza è sottoposto, dal modo in cui viene consumata, e dalla percezione proiettata dall’immaginario collettivo.

Sebbene sia una sostanza potenzialmente molto pericolosa, l’alcol non è nemmeno considerata una “droga”, nella nostra cultura: il suo uso è talmente antico e radicato, che riteniamo di essere perfettamente in grado di controllarne il consumo, e nella maggior parte dei casi abbiamo ragione (rimando qui, per un argomentazione approfondita, dato che ne ho già parlato). L’alcol, per usare un termine sempre più in voga negli ultimi anni, è “normalizzato” da millenni di utilizzo.

La cocaina è invece una “droga” a tutti gli effetti: sono noti i pericoli a cui il suo uso conduce, e il suo consumo rappresenta una pratica deviante, perciò inaccettabile. O almeno lo era.
Oggi, il suo utilizzo (che, lo ricordiamo, se pur in espansione riguarda ancora una fetta esigua della popolazione) interessa trasversalmente ogni strato economico, culturale e sociale della nostra società: non vuol dire che tutti tirano cocaina, ma che in ogni segmento sociale è possibile rintracciarne l’uso.
Ma attenzione: l’uso, non la dipendenza, e nemmeno necessariamente l’abuso.

Esattamente come la droga pesante “alcol”, la cocaina può essere utilizzata occasionalmente e in maniera controllata. Ci sono fior di studi che lo dimostrano (ne ho parlato qui). E, a prescindere dall’immaginario che il non-consumatore ha del consumatore di cocaina (squilibrato sull’immagine del “tossico”), la maggior parte dei consumatori contati nelle statistiche ne fa un uso controllato, limitato ai fine settimana, ai momenti conviviali: ricreativo, insomma. E non patisce (almeno inizialmente), particolari problemi.

Un quindicenne che consuma (o che frequenta gente che consuma), in un contesto sociale in cui, in determinate circostanze è considerato “normale” vedere persone che sniffano (nei bar, nelle discoteche, ai concerti), non vede nulla del “mostro” che la società gli descrive quando parla di cocaina. Vede gente allegra, che si diverte e balla tutta la notte. Che poi torna a scuola o al lavoro e, nella maggior parte dei casi, non utilizza almeno fino al seguente week end. Nell’arco della vita, poi, conclusa l’età della “sperimentazione” e del fancazzismo, smette del tutto perché gli impegni sociali e lavorativi glielo impongono (a meno che la sostanza non rientri dalla finestra proprio come supporto lavorativo o strategia di fronteggiamento dello stress).

Per i quindicenni, la cocaina non risulta essere una sostanza pesante più di quanto non risulta esserlo l’alcol:  i consigli dei medici e le giusta,mente preoccupate raccomandazioni dei genitori, che dipingono la sostanza come un “mostro” inarrestabile, semplicemente non corrispondono a quello che i ragazzi vedono.

Si può anche parlare di disinfornmazione: è vero, i giovani sanno poco di droghe.
Ma spesso ne sanno di più degli adulti.
Questa disinformazion è figlia dell’allarmismo, della falsità che sta dietro al consenso che il consumo di alcol riceve e alla stigmatizzazione del consumo di altre droghe.

Perché l’alcol può essere consumato “con responsabilità”, e la cocaina no? Nella realtà, è possibile: non auspicabile, certo. Ma possibile. I giovani lo sanno perché lo fanno, e vedono farlo.
A livello pubblico, la nostra società ha già fatto di tutto per ribadire che la droga uccide, rende schiavi, trasforma in criminali. Da quasi un secolo. Non ha funzionato. Perché allora non smetterla di raccontarsi balle, e cominciare ad applicare una nuova strategia (peraltro già in vigore in Nord Europa, con ottimi risultati), basata sulla verità, piuttosto che sugli allarmsmi?

Diciamo pure, allora, che la droga fa male.
Ma spieghiamo perché, e quando fa male. Istruiamo i giovani, che tanto useranno comunque, a usare con la testa. “Normalizziamo” il consumo, ma nel senso di fornire norme e strumenti per rendere l’utilizzo il meno rischioso possibile. Solo così l’idea che hanno i giovani della cocaina, eccessivamente sbilanciata verso i benefici, incontrerà quella pubblica, eccessivamente squilibrata sui rischi.
E’ l’unica strada.

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