Se hai i tanti soldi, fatti i cazzi tuoi

Una retorica subdola e mistificatoria si fa strada nel turbinio delle polemiche mediatiche e politiche. Subdola e mistificatoria perché istintivamente  condivisibile, e perché fondata su una temibile e diffusa degenerazione concettuale.

La signora Lario, che, poveretta, è di nuovo sbottata contro il marito dopo un anno di bilioso silenzio, si è sentita rispondere dai fanatici elettori del premier che, dal momento che se ne sta agiatamente seduta sulle montagne di quattrini di Berlusconi, dovrebbe essere così cortese da non rompergli i coglioni.

Il giornalista Santoro, che si è preso la briga di approfondire alcuni aspetti oscuri e deficitari nel pur tempestivo intervento della Protezione Civile in Abruzzo, si è sentito dire che siccome è pagato 60.000 euro al mese, non deve dare fastidio.

Il vignettista satirico Vauro, accusato di aver vilipeso la memoria dei morti sotto le macerie d’Abruzzo con una vignetta che in realtà denunciava la follia del “Piano Casa” in un momento e in un Paese come questo, è stato accusato dalla Santanchè a “Otto e Mezzo” di guadagnare 1000 euro a puntata, “rubati” ai contribuenti. Il che dovrebbe imporgli di stare zitto.

Non accadrà mai, ma ho sempre pensato che se un giorno, volesse il cielo, diventerò ricco, non cambierò le mie idee, e di certo non in base al mio conto in banca. Lo spero. Anzi lo giuro. Conosco persone abbienti che si incazzano come poveracci, esigono più giustizia sociale e usano i loro soldi per dare una mano, al posto che per il Cayenne.

Dunque non capisco davvero questa retorica. Nonostante le montagne di quattrini, la Lario avrà ben diritto a dire e pensare quello che gli pare. A maggior ragione se va contro il suo (presunto) interesse, cioè il marito.

Santoro, se fa il giornalista e viene pagato così tanto, si sentirà in dovere di svolgere bene il suo lavoro: e svolgere bene il lavoro di giornalista significa parlare di quello di cui non si parla, scavare nell’ombra,  rimestare nel torbido. Che è quello che Santoro ha fatto (infatti non ha affermato nulla che non fosse verificabile). In ogni caso, non ha fatto una trasmissione di critica agli esorbitanti cachè dei conduttori televisivi (non è come Grillo che parla di ecologia e poi, pirla, si fa beccare al timone di un supermotoscafo).

Vauro fa il satirico. Lo scopo della satira è provocare, turbare, disturbare, persino inquietare. Mica fare ridere. La risata è l’effetto, ma lo scopo della satira è la riflessione. Quindi i suoi 1000 euro a puntata se li è guadagnati, con buona pace della Santanchè, altro che rubati. Ammesso che il fatto che guadagni 4000 euro al mese abbia davvero qualche relazione con il merito della vignetta.

L’intensità degli ideali e del desiderio di difenderli non è inversamente proporzionale al conto in banca, e nemmeno direttamente: sono due cose che tra loro possono, e dovrebbero, non avere alcuna relazione.

Ciononostante, sul fatidico uomo della strada la retorica del “se guadagni tanto devi stare zitto” ha l’effetto dell’ipnosi. Funziona da dio. Se hai i soldi, hai qualche colpa. Oppure sei immanicato. Comunque, se ti lamenti, sputi nel piatto in cui mangi.

L’efficacia di questa retorica ci rivela diverse (brutte) cose. Ne cito un paio.
La prima è che molte persone ritengono che sia solo la quantità del conto in banca a determinare il modo di pensare di un persona, al di là della sua storia personale, professionale, il bagaglio culturale, i gusti o le inclinazioni.  Persino al di là della qualità di quel denaro: è guadaganto onestamente, rubato, truffato, ereditato, vinto al gioco, riciclato? Il denaro: sotto un tot, dì quel che vuoi; sopra una determinata cifra ma sotto un’altra, pensa pure ma attento a quello che dici; oltre, stai zitto e fatti i cazzi tuoi.

La seconda (che potrebbe anche essere la prima) è che l’unica cosa che conta nella vita è fare soldi: quando li hai fatti, è inutile che continui a rompere i coglioni. A che serve? I soldi già ce li hai. Se lo Stato (o chi per lui) ti ricopre di denaro, non è certo per farsi criticare. Se il sistema ti ha dato la possibilità d arricchirti, non è buon gusto mettere i baston tra le ruote. Quello che volevi l’hai avuto.
Santoro non è quindi pagato profumantamente per fare il giornalista, ma per far finta di farlo senza rompere le scatole ai suoi datori di lavoro (che in teoria sarebbero i cittadini: ecco perchè questa retorica è un boomerang).

Questo è il pensiero comune: chi sei, e cosa puoi dire, dipende solo da quanto guadagni, un po’ meno da come, per niente da quello che pensi.

Per fortuna che io sono solo un disgraziato.

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Un pensiero su &Idquo;Se hai i tanti soldi, fatti i cazzi tuoi

  1. Capisco il tuo risentimento e credo che: sì, hai ragionissima pensando che un conto in banca suggerisca un modo di pensare. Sono lontana dal dar ragione a questo “trend”, ma è sempre più diffuso e accettato. Verissimo anche che siam soliti soliti confondere la professionalità con lo stipendio, cosa che potrebbe coincidere solo in un mondo perfetto (quindi in un’altra galassia, come minimo).
    Però, escludendo la Lario, che trovo un caso a parte e della quale preferisco non pensare nulla (istinto di conservazione della materia grigia, credo), Santoro e Vauro hanno capacità indiscutibili, e potrebbero anche scegliere altri lidi, sacrificando buona parte dei loro compensi. Ma non lo fanno. E la processione di solidarietà permette loro di proseguire in questo strano gioco malato: gli ascolti rinascono e i “valorosi” possono sperare in un rinnovato contratto sinceramente onerosetto…
    Siamo sicuri che non siano loro i primi “schiavi del soldo”? (non è una domanda retorica, me lo domando sul serio… posso polemizzare, ma prima amo pensare)

    La libertà ha un prezzo… poco prezzo, appunto.

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