Un risveglio in questi tempi

Una sorta di vibrazione elettrica, acida, ti scuote appena sotto lo sterno, o forse nello stomaco, che cazzo ne sai, non sei mica un medico.
Ogni mattina.
Cinque,  anche dieci minuti prima della sveglia. E non importa quanto presto imposti l’allarme la sera prima.

Non importa.

Il tuo personale gadget ansiogeno  s’attiverà comunque cinque minuti prima: è il mondo che ti reclama, ha fretta di te, vuole succhiare ancora un po’ delle tue ossa, del tuo spirito.

Occhi pesti, braccia gambe e testa esausti, frustrati come se anche il sonno fosse una fatica gratuita. Fissi la luce digitale dei minuti che scorrono lenti e pieni verso l’ora ufficiale del tuo risveglio.

E attendi che la notte senza sogni lasci spazio alla realtà, e in quell’attesa breve e infinita è la realtà che ti appare come incubo, sogno disturbato che dipende dalle tue scelte, da quelle degli altri, dal caso, dal mondo, dal Sistema delle Cose.  In cui t’arrangi a mettere insieme il pranzo con la cena almeno ancora per qualche mese. In cui speri di scorgere  proprio oggi una luce fendere la densa nebbia sudata della città d’estate, a indicarti un porto sicuro in cui attraccare, o almeno a evitarti secche e scogli aguzzi. In cui preghi che gli ami che faticosamente lanci al largo, anche in mari sconosciuti, comincino a tirare, e dalle onde emerga la sagoma di un’opportunità sensata.

Finalmente.

E non è solo il lavoro, che in fondo puoi aggrapparti alla scivolosa consolazione che c’è chi sta peggio, c’è chi non ha una famiglia alle spalle, c’è chi non ha una moglie che lo ama e gli sorride e c’è chi non aspetta una bella bambina da amare e da cui ricevere amore.

E’ tutto il mondo, questo mondo, ed è anche il caldo, che l’estate è una puttanella volubile, che ti ama solo la porti in vacanza, altrimenti è uno spettro sudato che infiamma l’asfalto e schianta il sole sulla tua testa, impedendoti di pensare.

Sono questi tempi.

Stacchi la sveglia e ti sollevi prima che suoni. E’ un gesto con cui difendi testardamente i confini sempre più assediati della tua autodeterminazione, de tuo amor proprio: non ti sei alzato per l’angoscia che vibra fastidiosa nello stomaco come un cellulare nella tasca, e non ti sei alzato perché ha suonato la sveglia. Ti illudi di esserti alzato perché l’hai deciso. E in questi momenti ti rendi conto di come le illusioni funzionino, se ti lasci rapire. Ecco perché il nostro elaborato e malgestito encefalo produce apparenze, e poi le chiama speranze. Ci inganna. E gli inganni servono.

Il primo caffè e la prima sigaretta sono automedicazioni: attivano il tossicchiante motore delle tue risorse, e la realtà comincia ad apparirti più domabile. Riprendi il controllo, lentamente, lavandoti i denti e cagando. Pensi a quello che devi fare oggi, o -peggio- a quello che non hai da fare, se non hai niente da fare, se ti tocca galleggiare alla deriva o impazzire in dedali di opportunità interinali, corsi di formazione, concorsi lotteria, alla ricerca della Tua Occasione.

Ma ormai hai ripreso il controllo. Almeno di metà di te.
Ora sei un essere composto da due facce, due anime, forse persino due cuori. In te convive una paura che ti schiaccia a terra come una forza gravitazionale e una speranza che spinge in alto come una forza centrifuga. In te si sfidano la consapevolezza delle illusioni frangibili e il desiderio ferreo di inseguire ancora i tuoi sogni, di non mollare. Stanno zero a zero. Un bilico perfetto, quasi ascetico, ad aver voglia di compiacersene.

Prima di uscire di casa, se questa mattina devi uscire di casa, osservi per un istante tua moglie dormire, e la pancia sempre più grande in cui tua figlia riposa ancora al sicuro dal mondo. Dovrebbe terrorizzarti questa idea, una figlia a cui dedicare la tua vita, invece suona come una speranza. Non tutti sono così fortunati. Non tutti anno qualcuno per cui tenere duro. I tuoi sogni non sono più solo tuoi: sono di altre due persone.

Per questo sono più forti.

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2 Pensieri su &Idquo;Un risveglio in questi tempi

  1. molto bel scritto !
    mi ritrovo perfettamente in questa descrizione … vuoto prima di andare a letto (sempre tardi), vuoto e rabbia al risveglio …

    io un figlio ce l’ho già, ha meno di 1 anno, io questi pensieri li ho già fatti: la speranza di un figlio che ti porta forza, ma anche apprensione per il futuro …
    futuro che mi vede socio e amministratore di una società che fatica a pagarmi lo stipendio, clienti che non pagano o si ritirano all’ultimo momento, quando tu hai già fatto riunioni e progetti.

    è dura e non è solo colpa della “crisi”, a 37 anni so di aver sbagliato a non continuare a crescere nel lavoro, a non tenere aperte tutte le porte, a voler continuare a lvorare da solo e ora non so proprio cosa farò tra 6 mesi …

    vorrei cambiare lavoro, vorrei fare il cuoco, ma non so cucinare bene, vorrei avere un negozio, ma è troppo rischioso a milano, vorrei non volere tutti questi cambiamenti così di frequente …

    grazie lucaborello, ci sentiamo

  2. Ciao Miz. Ti ringrazio per i complimenti, anche se devo dire che mi dispiace che tu ti riconosca in questo scritto… So quello che provi.

    Troppi desideri, è vero. Da perdercisi. Viviamo nel mondo delle opportunità apparenti. Tutto è potenzialmente realizzabile, viene venduto come tale anche se ragionevolemente non lo è, e alla fine non lo è nulla, e ci si sente prigionieri.

    Alla fine quello che desideri davvero finisce ingarbugliato in mezzo a quello che ti sembra più facile (o difficile) da ottenere, quello che la nostra società ti vende come più necessario e facile da arraffare, quello che sembra più comodo, quello che gli altri si aspettano che tu desideri, quello che tu credi di desiderare ma in realtà è solo una fantasia che porta altrove, e via dicendo.

    Mi stupisce ad esempio che tu voglia fare il cuoco anche se dici di non essere bravo a cucinare. Ma anche a me vengono idee strampalate, fughe dalla realtà che servono a immaginare un mondo migliore, un’alternativa. Un modo per sbarcare con sicurezza il lunario.

    Ma la domanda è questa: dato che tanto il lunario è difficile comunque da sbarcare, non vale la pena di farsi il culo cercando di capire quello che uno desidera DAVVERO fare, e poi provando a farlo? Fare la fame per fare la fame…

    Per quanto mi riguarda, in questo momento cerco di tenere duro a perseguire un obbiettivo, provando a non farmi distrarre dalle “emergenze” (le affronto, ma cerco di non farmi assorbire) perchè ho paura di perdere la bussola più di quanto non ne abbia di fare sacrifici per un po’
    Ma queso riguarda me.

    Se davvero vuoi fare il cuoco, iscriviti a un corso serale di cucina.
    Pensaci: che cazzo hai da perdere?
    Mal che vada prepari bei manicaretti a tua moglie e tuo figlio. E ti distrai una sera a settimana.
    In bocca al lupo e ripassa a trovarmi.

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