L’insostenibile concretezza della mafia, l’insostenibile vaghezza del’antimafia

Uno non osa commentare criticamente operazioni essenziali e imprescindibili come “Contromafie: gli Stati Generali dell’Antimafia” proprio perché sono essenziali e imprescindibili: contro le mafie si fa troppo poco, e chi mendica non può scegliere.

Però ieri sera sentivo a “Che tempo che fa” Nicola Gratteri, PM da vent’anni al fronte contro la ‘Ndrangheta, il quale affermava che sarebbe un po’ ora di finirla con le grandi iniziative di analisi, discussione, e testimonianza, e darsi da fare concretamente. Che cos’è la mafia si sa, e si sa anche cosa bisognerebbe fare: forse manca il come.

Si capisce che ritrovarsi ogni anno, per quei quattro gatti coraggiosi che si intestardiscono a dire no alle mafie, sia motivo di orgoglio e sollievo. La domanda è: al di là del purtroppo limitato interesse dei media, e del piacere di trovarsi tutti assieme a dire no alla mafia, a cosa diamine serve?

E così mi son sentito meno bastian contrario a pensare che queste grandi iniziative, per carità importanti e meno male che ci sono, hanno un po’ troppo l’aria della passerella blasonata in cui tutti, dalle associazioni che davvero si danno da fare, a quelle che più che altro parlano, ai Presidenti e alle Cariche Pubbliche, agli artisti impegnati, si fanno belli, più o meno in buona fede, con il solito e identico discorso antimafia. Sentito e commovente, per carità: ma sentito e commovente come quello dell’anno scorso, e temo come quello del prossimo anno. Colpa delle istituzioni sorde? Forse. Direi soprattutto. Ma non solo.

Quest’anno ad esempio Contromafie ha prodotto un “Manifesto degli Stati Generali dell’Antimafia“. Il che mi ha rallegrato. Ho pensato: finalmente qualcosa di concreto. Poi l’ho letto. E devo ammettere, a costo di apparire disfattista, che mi sono cadute le palle nei calzini, come dice efficacemente un mio amico di Milano.

Perché viva l’impegno, viva le parole ben studiate e ben accostate, viva gli slogan capaci di scaldare gli animi. Ma qualcosa di concreto, a reggere tutto questo, ci deve stare. Se dici cosa bisognerebbe fare, e non stai facendo solo due chiacchiere al bar, devi anche proporre come, e poi provare a farlo.

Non sono un esperto di mafie. Mi tengo informato, ecco. Però mi pare che persino l’idea di mafia che esce dal manifesto sia un pochino ingenua. Si considera la mafia come un “ente” del tutto altro rispetto a un presunto “noi”. Come qualcosa che puoi davvero prendere e sradicare: un’erbaccia. Eppure la mafia non è un oggetto, non è una “cosa”. E’ un modo di interpretare il mondo, una cultura, un modo d’essere, di vivere, di rapportarsi algi altri, oltre che di fare affari. Non è un’erbaccia aliena in un orto sano: è uno stato in cui qualunque vegetale può trovarsi a essere (perchè è nato così, o perchè lo è diventato). Taglia la testa al boss di turno, e dal fertile terreno ne emergerà un altro. “Mafia” è l’esasperazione violenta di un atteggiamento umano che è diffuso, tenacemente diffuso, anche fuori dalla Cupola, da O’ Sistema, dalle ‘Ndrine o dai cartelli dei narcotrafficanti sudamericani. Non è poi così “altro” da noi. Attenzione a pensarlo lontano e contrapposto: finisce che poi, se non si chiama ufficialmente “mafia”, non la si riconosce. Finisce che poi ci comportiamo da mafiosi senza accorgercene (e capita, oh se capita, temo anche a molti crociati dell’antimafia). Finisce che poi Sciascia, quando se la prendeva con i “professionisti dell’antimafia”, aveva ragione, ventidue anni dopo.

Forse sarebbe stato più coraggioso un messaggio che, ad esempio, stimolasse provocatoriamente a sconfiggere il mafioso che è in noi, prima di dar battaglia agli altri, a quelli “veri”. Almeno: io da cotanti spiriti riuniti contro la malavita organizzata mi sarei atteso una posizione un po’ meno retorica e un po’ più profonda. Le anime belle non mi sono mai state simpatiche: si sentono troppo al sicuro, troppo sane, e non combinano nulla, oltre alle parole.

Condivido tutti i punti del Manifesto, sia chiaro.
Del resto, sono così vaghi da risultare impalpabili. Libertà di stampa? Ma devo aspettare gli Stati Generali dell’Antimafia per sentirlo? Centralità della scuola: ma và? Giovani come protagonisti: ma senti che idea originale. “Costruire effettive strategie di contrasto, politiche e normative, alla criminalità transnazionale“, si legge a un certo punto: sembra una conclusione da discussione al bar, invece è parte del manifesto, è quello che bisogna fare: sì, d’accordo, ma come? E via così: una dolorosa  fiera dell’ovvio (garantire i diritti umani, tutelare le vittime, applicare e migliorare le leggi, combattere il lavoro nero, no ai condoni, sì alla legalità: verissimo, ma scontato).

Tutto qui. Prendi cinque cittadini mediamente informati e chiedigli cosa bisogna fare contro le mafie, e loro probabilmente ti risponderebbero le stesse cose scritte nel Manifesto, senza averlo letto e senza far parte degli Stati Generali dell’Antimafia.

Ok, mi rendo conto che, forse, se ci si trova ancora costretti a ribadire questi concetti è perché non sono chiari ai più, o quantomeno a chi prende le decisioni. Ma anche questo è evidente: se la mafia è, come in effetti è, il potere politico ed economico (ben più che parte del tutto), allora forse bisogna puntare più sui singoli cittadini e meno sulle grandi istituzioni, che finito il convegno tornano a farsi gli affari loro. Sveglia, Contromafie: se questo è lo stato degli Stati Generali dell’Antimafia, mi sa che la mafia dorme sonni tranquilli.

Dice che non si può criticare senza proporre: contro le mafie io propongo di legalizzare le droghe, tagliando così il maggior introito della criminalità organizzata, e ristabilendo il controllo pubblico su quella che è una piaga sociale. L’idea, proposta nel manifesto, di “ridurre la domanda di droghe” è semplicemente ingenua, in questo mondo (infatti manca il come): per sconfiggere il contrabbando di alcol, quasi un secolo fa, nessuno ha pensato di ridurne la domanda: è bastato legalizzarlo e -sorpresa!- i consumi sono diminuiti da soli. Certo, c’è il problema di tutti gli interessi (immensi) legati all’antidroga: appunto, mafia non è solo la mafia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...