Dio santo subito

Santità Eccellentissima,

in qualità di umile credente e devotissimo servitore della Santa Chiesa Cattolica Romana, ho l’ardire di rivolgermi a Lei per sottoporLe una preoccupazione che tormenta veglie e sonni in una lacerante agonia dell’anima.

La bestemmia pronunciata al Grande Fratello, cui è seguita sacrosanta espulsione del miscredente, deve riportare al centro del dibattito pubblico l’importanza di Dio.

Il mondo, ahimè, è infatti caduto in mano a blasfemi cinici e disillusi.
Essi, ignari delle loro stesse parole, non si vergognano d’affermare che la bestemmia è ben poca cosa, in una trasmissione la cui conduttrice s’agghinda a guisa di indefessa fornicatrice, i cui concorrenti si fan testimoni della china devoluzionista intrapresa dalla nostra specie (affermazione peraltro efficace solo per coloro i quali, miscredenti, preferiscono alla Verità Creazionista la sordida opinione evoluzionista), e inserita in un contesto televisivo in preda alle volgarità dei più bassi istinti nonchè alle più demoniache brame pecuniarie.

Ebbene: ritengo fermamente che la leggerezza con cui tali personaggi considerano la gravità della bestemmia, paragonandola ad altre umane deficienze, testimoni quanto rapidamente si diffonda la sottovalutazione dell’importanza di Dio nelle nostre vite.

Per ovviare a tale preoccupante ondata di miscredenza, e nella speranza che il mio gesto non appaia arrogante ma al contrario degno di attenzione, propongo alla Santa Sede di inziare immediatamente il processo di canonizzazione di Dio, magari saltando a piè pari, per ovvie ragioni gerarchiche, il passaggio della beatificazione.

Sono consapevole che la Santissima Congregazione per le Cause dei Santi, organo preposto alla canonizzazione, ha concessione di iniziare l’inchiesta di santificazione solo dopo cinque anni dalla morte del candidato: essendo fortunatamente Dio eterno, dunque immortale, potrebbero emergere alcuni inghippi burocratici di non immediata soluzione.

Sono tuttavia altrettanto consapevole che l’intervento del Pontefice può facilmente ovviare a tali questioni, come sancito dalla procedura. Volendo essere ironici, se Sua Santità acconsente, mi permetto di ricordare che uno dei massimi blasfemi che l’umanità ha avuto la sfortuna di generare, Federico Nietzsche, sancì la “morte di Dio” più di un secolo fa: potremmo portare a nostro vantaggio, una volta tanto, il punto di vista degli odiati atei.

Assolta questa formalità, il Relatore della Causa preposto non avrà difficoltà a dimostrare la presenza in Dio dei requisiti necessari ad essere proclamato Santo. Egli è infatti onnipotente, onniscente, buono e misericordioso: in due parole, il migliore.

Che dunque sia venerato come merita per tutto il globo, con grande gioia dei fedeli.
Troppo spesso, infatti, accade che gli uomini si limitino alla venerazione di santi locali, ignorando l’origine della loro stessa santità: una pratica che in talune circostanze sfiora il paganesimo. Per questa ragione ritengo fondamentale procedere alla santificazione di Dio stesso.

Dio santo subito!

Con la più estrema devozione,

Sempre Suo

Mons. Deodato Ossimòro

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