A salvare un piccione

Come apro la porta di casa per portare giù il cane, la malabestia mi stacca il braccio con uno strattone di guinzaglio.

Imprecando la strattono a mia volta, e voltandomi inquadro, tremante sul pianerottolo di metà piano, un piccione.

E’ fradicio, intontito. Deve esser stato sorpreso dalla furia dell’acquazzone appena passato, riparando all’interno del palazzo dalle finestre dell’ultimo piano, sempre misteriosamente spalancate.

Come la malabestia mi trascina verso di lui, il pennuto svolazza qualche gradino più sotto. Leggo il panico nel suo occhio di piccione.

Nel palazzo abita un vecchio che li odia, i piccioni, penso. Ne fa strage. Se ne trova uno imprigionato qui, per la povera bestia è la fine. L’unica chance di salvargli le penne è spingerlo fino all’androne e farlo uscire per strada.

Non è un’operazione banale. Anzi, è un lavoro di fino. Si tratta di frenare la furia della malabestia per spingere il piccione giù dalle scale evitando che venga agguantato dalle fauci di quella ciarlatana della mia cagna, che si riscopre sportiva e vitale solo nelle circostanze meno indicate.

Sudiamo tutti e tre, quando guadagnamo il piano terra. Il piccione è ora con le spalle contro il portoncino. Non mi resta che aprirlo per farlo uscire. Lego il guinzaglio alla ringhiera, mi avvicino al volatile. E’ buffo: lui si crede spacciato, nel vedermi avvicinarsi a lui. Non sa che invece sto per restituirgli la libertà.

Poi tutto succede in un attimo.

Come sono a meno di un metro dalle sue piume il piccione scarta di lato, decolla verso le scale, evita le fauci della malabestia, nel frattempo io apro la porta, lui scorge lo spiraglio, vi si lancia attraverso, ed è finalmente libero.

Peccato che proprio in quel momento passi il 16.

Vedo il corpo del piccione rimbalzare contro il parabrezza, rotolare sull’asfalto, tentare di riprendere il controllo con uno scomposto battito d’ali, venir inghiottito dallo pneumatico dell’autobus, i cui freni cigolanti non hanno arrestato in tempo l’abbrivio.

Quando l’autobus passa, del pennuto non resta che una specie di bassorilievo sanguinolento sull’asfalto.

Recupero rammaricato la malabestia, e questa mi tira sul cadavere arrotato. Lo annusa. Io la tiro via. Lei, prima di andarsene, fà un goccio di piscia sopra la carcassa.

Poi tira perchè vuole tornare a casa.

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2 Pensieri su &Idquo;A salvare un piccione

  1. Bello e ben scritto.
    Dentro c’è tutta la vita: il panico di quando sei spalle al muro, l’ euforia della speranza e una ruota che ti schiaccia sotto la realtà. L’ indifferenza di un piscio di cane.
    In quel tentativo di cambiare qualcosa c’è tutto il sugo dell’ esistenza: almeno provarci e poi vedere come va.
    E se va male, raccontarlo lo stesso.

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