Audiolibri: dentro e fuori dal tunnel

Antefatto.

Ho iniziato per pigrizia, lo ammetto. E pensavo di poter smettere quando volevo.
Sapete, uno non ha mai abbastanza tempo per leggere tutto quello che vorrebbe. Figuriamoci quello che dovrebbe.

Per dire: dovevo leggere Tolstoj, dunque ho preso “Guerra e Pace” e l’ho messo sul comodino. Un po’ debole come prima mossa, me ne rendo conto: ma da qualche parte bisogna pur iniziare. Naturalmente non sono mai andato oltre le prime cinquanta pagine (che equivale ad averne lette cinque). Ammettiamolo: è impossibile affrontare un’opera del genere a cinque pagine strappate al sonno alla volta. Al solo leggere il nome della principessa Marja Nikolajevna Bolkonskaja gli occhi mi si incrociavano come in una specie di crisi epilettica e lo stordimento era tale che dopo poche righe cadevo svenuto.  Per fortuna ero a letto.

Alla fine “Guerra e Pace” è diventata la pietra angolare che regge quella specie di Torre Biblica (nel senso di libresca) che dal mio comodino sto innalzando al Cielo a colpi di libri iniziati, mangiucchiati, surclassati. Dio mi punirà? Lo spero: è un modo come un altro per conoscerlo.

Comunque: il pallino di “Guerra e Pace” m’è rimasto piantato tra le orecchie, finché non ho sentito parlare degli audiolibri. A dire il vero ne avevo già sentito parlare, e li avevo sempre snobbati come immagino faccia chiunque si ritenga un lettore e non un ascoltatore. Però tra me e me mi son sorpreso a tramare: e se io “Guerra e Pace” me lo ascoltassi nelle cuffiette al posto della musica mentre piscio il cane o vado in bici o cose del genere? Sarebbe come barare? E chi lo verrebbe mai a sapere? E soprattutto, chi se ne frega? Potrei tenermi un Palahniuk o un saggio sul Punk da leggere prima di dormire, e Tolstoj lasciarlo scivolare dentro le orecchie, senza sforzo.

La Prima Volta.

Solleticato dall’idea, mi lancio a caccia di audiolibri. Non c’è bisogno che dica dove. I primi due che riesco, come dire, a procurarmi sono “Una storia semplice” di Sciascia -letta niente di meno che da Toni Servillo-, e “Caos Calmo” letto da Veronesi Sandro in persona.

Inizio con Sciascia, ovvero con Servillo, perché è più breve: non so che effetto possa farmi, meglio assaggiare una piccola dose.
Lo ascolto durante una lunga passeggiata col cane. Il primo impatto è curioso: abituato alla musica, appena premuto play, il mio cervello prende immediatamente a pensare ai cazzi suoi, che sono anche miei ma in circostanze di relax tendo a delegare. Immediatamente, io e il mio cervello ci accorgiamo che così non va. Bisogna stare attenti. Non è il solito tappeto rosso su cui far sfilare le idee. Qui bisogna ascoltare.

Tempo di raccogliere la cacca del cane, ed entro immediatamente nell’ottica. Tutti i miei neuroni si appostano vicino ai timpani, il mondo esterno sfila davanti ai miei occhi come una pellicola. E scivolo via, succhiato dalla storia.  Divoro “Una storia semplice” allungando all’infinito la passeggiata col cane, o forse sono Sciascia e Servillo che divorano me. Perché mi rendo subito conto che sono di fronte ad una sorta di processo inverso, rispetto a quello della lettura: non sono io che divoro la storia, è lei che divora me. Io sono passivo e attento come il foglio di carta, pronto ad assorbire le parole come fossero d’inchiostro.
Bellissimo.

Il Tunnel.

Passo a “Caos calmo” con la brama del sedicenne che scopre un’emozione nuova e non chiede altro che reiterarla. Compulsivamente. Una roba come la prima pippa o la prima canna, per intenderci. Sempre che siate maschi e abbiate fumato almeno due canne. Ma suppongo di esser stato chiaro.

L’effetto già dirompente di “Una storia semplice” è moltiplicato. La qualità della registrazione è nettamente superiore, la vicenda più intima, la scrittura è notevole e probabilmente un libro letto dal suo stesso autore non ha paragoni. Mi aggancia definitivamente. Arrivo rapidamente al punto di inventarmi commissioni da fare e pisciate aggiuntive del cane solo per ascoltare ancora un poco delle vicende di Pietro Palladini.

Ed eccomi sparato nel tunnel, senza accorgermene nemmeno. Felice e contento. Ossessionato dall’idea di un nuovo ascolto. Si dice che parte integrante del piacere sperimentato dai tossici sia il cosiddetto “flash dell’ago”, cioè l’incommensurabile sensazione che quei meschini provano piantandosi l’ago nella vena. Bè, credo di aver provato qualcosa di simile piantandomi le cuffiette nell’orecchio e schiacciando play. Santodio sì.

L’ascolto di “Caos Calmo” ha rapidamente sostituito anche la lettura notturna. Dio, che godere chiudere gli occhi al buio e abbandonarsi alla voce di Veronesi, così virile e insieme così dolce e calda nella sua rotondità toscana (credo sia il picco più elevato di omosessualità che ho mai raggiunto in vita mia. Per inciso, e senza nulla contro i gay, sono sposato e ho una bambina).

Effetti psicotropi e sindrome d’astinenza.

Quando Caos Calmo è finito, ho provato un senso di smarrimento nuovo e potente. Giuro. Se avete mai provato a smettere di fumare sapete di cosa parlo. Mi sono sentito solo, più di quando ho finito “Quella sera dorata” di Cameron, che pure mi ha folgorato e probabilmente è superiore a “Caos Calmo” (a livello formale, intendo).

Mi mancava drammaticamente la voce di Sandro (ormai lo chiamo per nome, mi sento intimo: dopotutto, ha sussurrato nelle mie orecchie per un paio di settimane), le vicende di Palladini, e soprattutto l’atmosfera, lo stato mentale in cui l’ascolto mi immergeva e il mondo mi scivolava davanti agli occhi, distante.

L’audiolibro è l’immersività totale. Tutti i sensi tranne l’udito vengono ridotti alle funzioni appena sufficienti  ad evitare di finire investiti o accorgersi se si sta prendendo fuoco.

All’inizio, ad esempio, pensavo di poter ascoltare “Caos Calmo” anche facendo la spesa. Invece no. È semplicemente impossibile. O ascolti, o pensi. E se pensi, devi riavvolgere. E se devi riavvolgere, hai spezzato l’incantesimo (che per fortuna si ravviva in pochi istanti, ma è fastidioso).

Questa esclusione cognitiva del mondo esterno, curiosamente, non significa che tu non veda quello che ti circonda. In effetti, è solo apparente. Tu non te ne rendi conto, ma i tuoi neuroni, zitti zitti, si dan da fare e registrano tutto. Il che ci porta all’effetto psicotropo più interessante degli audiolibri: la reminiscenza.

Se ti capita di riascoltare una frase o un brano già ascoltato, incredibilmente ti torna in mente dov’eri e cosa hai visto nel momento in cui ascoltavi quella parte per la prima volta. Con una precisione formidabile. E funziona anche al contrario: vedere una scena o un luogo può riportarti al punto del romanzo che stavi ascoltando mentre hai osservato lo stesso luogo o una scena simile, senza rendertene conto. Pazzesco.

Insomma, finito “Caos calmo” ho passato un brutto down. Ero in carenza e non trovavo un audiolibro che mi desse le stesse emozioni. Mi sono sparato un po’ di racconti, uno dietro l’altro. Ho passato ore in rete e mi sono, ehm, procurato tutti (ma proprio tutti) gli audiolibri reperibili. Persino alcuni letti da una voce elettronica (credo che sia l’ultimo stadio della dipendenza, una roba tipo sniffare i solventi: cancellati dall’hard disk). E ci ho dato dentro. Alla ricerca febbrile di quelle stesse sensazioni. Ho provato con Hemingway (Per chi suona la campana), Moravia (gli Indifferenti), infine lui, “Guerra e Pace”. Niente da fare. Di “Guerra e Pace” ho ascoltato persino meno di quanto non abbia letto.

Fuori dal Tunnel.

E questo mi ha fatto un gran bene. Non continuare Guerra e Pace nemmeno su audiolibro, voglio dire. Segno che stavo guarendo. Che il punto non è l’audiolibro in sé, ma la storia e il modo in cui è raccontata. Proprio come i libri. E anche che, evidentemente, Guerra e Pace non fa per me. Nell’audiolibro, il Conte Bezuchov suonava inevitabilmente come Conte Besugo, a netto detrimento della solennità dell’opera.

Ora sto meglio. Riprendere a leggere mi ha aiutato a star lontano dal trip degli audiolibri. E a ritrovare un equilibrio: la sera mi leggo Veronesi (“Brucia Troia”, ma prima o poi voglio sperimentare l’effetto di “Caos Calmo” su carta), e mentre piscio il cane o vado a spasso ascolto “Lessico Familiare” della Ginzburg. Con molta calma. Quel che l’audiolibro non riesce a darmi, me lo prendo dal cartalibro.

Insomma, viva l’audiolibro. Ma non illudetevi che vi ficcherà in testa i libri che non riuscite a leggere.  Per quello non c’è niente da fare. Ma non angustiatevi. Nessuno è obbligato a leggere tutto, a meno che non lo paghino. E fateci caso: a rompere le balle su “Guerra e Pace” sono critici letterari e i professori a scuola. Tutta gente pagata per leggere.

Comunque: il miglior consiglio che posso dare è: procuratevi l’audiolibro di un romanzo che vi è piaciuto. Raggiungerete l’estasi.

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7 Pensieri su &Idquo;Audiolibri: dentro e fuori dal tunnel

  1. Ciao Giacomo. In effetti no. Ma perchè non ci avevo nemmeno pensato, mica per altro. Ho appena fatto un giro e credo di essermi di nuovo in fognato. Perciò non so se ringraziarti.

    Ma sì, ti ringrazio. E corro a fare un pò di spesa (ce n’è centinaia e non costano un cavolo).

    Grazie della dritta!

  2. Caro Luca,
    ho letto ocn molto piacere di questa tua esperienza, finalmente qualcuno scrive ciò che teorizziamo da tempo. Audiolibri oltre che su iTunes, che ce ne sono di tutte le specie è vero ma quelli che costano poco spesso non sono proprio ‘ come dici tu di qualita’ perchè avvenga proprio l’effetto di ‘estasi’. Sai per produrre audiolibri c’è un grandissimo e complesos lavoro che coinvolge varie figure professionali, e il risultato è quello che conta, finchè il mercato rimane una ‘nicchia’ i prezzi sono quello che sono. Il prezzo cambia per la durata, produrre e pubblicare un audiolibro di 13 ore ( audiolibri integrali ) è diverso che produrre audiolibri da 1 ora circa. Ti invito a visitare anche il sito http://www.ilnarratore.com troverai sicuramente qualcosa che possa riattivare la tua estasi.
    Un caro saluto
    Cristiana

    • Ciao Cristiana,

      Grazie del commento.
      immagino che sia un lavoro immenso, e i prezzi bassi di itunes (ma anche i vostri) mi hanno stupito assai. Ho addocchiato il Toni Servillo che legge Hanno tutti ragione. Peccato che Natale è già passato.

  3. Pingback: Gli audiolibri più letti nel 2010 « Il futuro non è scritto

  4. Con gli audiolibri ho provato più o meno le tue stesse sensazioni, senza però entrare nel tunnel. Ci ho fatto un giretto, ma alla fine non avendo un cane da pisciare bensì una famiglia e un lavoro da tirare avanti non ho proseguito l’ esperienza: assorbe molto più l’ attenzione di qualunque altra cosa, dunque tanto vale leggere la carta.
    Guerra e pace … per anni ho scansato libri voluminosi dicendomi ‘ma se non ho letto Guerra e Pace, cosa perdo tempo a fare appresso a questi qui che l’ anno prossimo chissà dove saranno’.
    Poi, di fronte al fatto che non mi basterebbero due vite per leggere tutti i libri che vorrei, mi sono detta che almeno i fondamentali dovevo affrontarli (Proust no, però: perdonatemi, ma l’ ho assaggiato in gioventù e penso sia roba da audiolibro quando sarò cieca o immobilizzata a letto). Ho messo i due tomi di ‘Guerra e pace’ sul comodino e mi sono detta ‘proviamo’.
    E ce l’ ho fatta: pagine strappate al sonno anche le mie, ma Dio se ne è valsa la pena!
    Che Tolstoj sia straordinario non è certo una rivelazione, ma non mi aspettavo il coinvolgimento e l’ entusiasmo che ho provato. Ci sono pagine che mi ricordo ancora bene, ossia vedo perfettamente le immagini create nella mia mente durante la lettura.
    Ammetto però di aver saltato completamente le parti scritte in francese, tanto non mi sembra di aver perso granchè.
    Non è solo un capolavoro della letteratura, ma una finestra alla quale fa veramente bene affacciarsi per vedere noi stessi e l’ umanità che ci abita dentro. Parere personalissimo, ovviamente: se uno trova le stesse cose sparpagliate in una dozzina di altri libri, va bene ugualmente.
    Insomma Luca, se proprio non ce la fai amen: però ti auguro di ritentare l’ impresa, prima o poi.
    per il 2011 ti auguro tante buone letture, audio e no.
    ciao

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