Reagire.

Al bar, due signore stanno parlando del figlio – intuisco – di una di loro, che è depresso. Da mesi.
Digli di reagire, consiglia l’amica.
Glielo dico ogni giorno, ma è inutile, dice l’altra, e pare più piccata dalla disobbedianza della prole che angosciata per la sua condizione.

Ecco: io mi faccio i fatti miei, ma vorrei proprio spiegarglielo, a quelle signore, che dire reagisci a un depresso è come consegnargli in mano una pistola carica e aiutarlo a puntarsela alla tempia. Nella migliore delle ipotesi, è come ridergli in faccia.
Vorrei dirglielo: guardate che un depresso sta già reagendo. La depressione è una reazione. La depressione non è mancanza di senso o di significato, ma proprio il contrario: è il sovraccarico di senso e di significato. Ogni cazzata si gonfia insostenibilmente di senso e di significato, e così non è più possibile distinguere tra cosa abbia davvero significato e cosa no, e il risultato è uno zero pesantissimo, un fardello schiacciante di vuoto incredibilmente denso, pneumatico.

Questa è la depressione, mesdames. Un amico molto cattivo, diverso per ognuno. Un amico d’infanzia che è cresciuto male, e che conosce tutto – tutto – di te, e lo usa per distruggerti. Se la deve vedere lui, col suo amico cattivo. Ma credetemi: lo sta già facendo; per questo è chiuso in se stesso.
Lasciatelo in pace, quel ragazzo. Lasciate che si scarichi e si alleggerisca, e curatevi solo che non si faccia del male, preoccupatevi che sappia quello che gli sta accadendo: questo è importante. Deve sapere. Fategli sentire che gli volete bene, anche se non lo capite e non potrete mai capirlo: non c’è niente da capire, e forse il punto è proprio tentare di smettere di capire. Di ascoltare l’amico cattivo.
Ne uscirà, molto probabilmente. Meglio di come ci è entrato, possibilmente. Avrà le unghie più affilate; le ossa più robuste; la mente più in contatto con il cuore. Tornerà a fargli visita, l’amico cattivo. Ma lui saprà come accorglierlo.

Forse avrei dovuto dirglielo. Maledetta riservatezza sabauda.

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Un pensiero su &Idquo;Reagire.

  1. “La depressione è una reazione. La depressione non è mancanza di senso o di significato, ma proprio il contrario: è il sovraccarico di senso e di significato” …

    ed in effetti esiste la Depressione Reattiva (lo dice la parola!), momento in cui viaggi tra momenti di paralisi e altri di furiosa rabbia … vita insomma … (quella che non ci concediamo più il tempo di vivere), normale vita da digerire … che ormai pretendiamo ci venga servita lioflizzata, anche se un pelo insapore … come se l’unica cosa importante fosse arrivare alla morte “senza rutti”

    altre volte no, è malattia organica .. ma, di fatto, in nessuno dei due casi dire:”reagisci” ha senso …

    “curatevi solo che non si faccia del male” … non è una “vostra rottura di coglioni” non vi sta deludendo, sta digerendo infelicità, dategli tempo avendone cura da lontano .. che

    “la felicità, Enzino, è infelicità digerita” (da “La bottega del barbiere”)

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