Father to son

Figlio, non abbiamo mai parlato molto in vita nostra, io e te.
E’ un errore di cui mi prendo io tutta la responsabilità. Ed è un errore che, forse, mi rende anche responsabile degli avvenimenti che hanno sconvolto la tua vita negli ultimi anni. Ho visto come ti ha schiacciato fin quasi a ucciderti; è stato orribile; mi domando se avrei potuto prepararti meglio. Mi domando se avrei dovuto punirti io per le tue intemperanze prima che arrivasse l’esistenza a farlo; uno schiaffo sarebbe stato meno doloroso e più tempestivo. Oggi voglio però dirti che sono preoccupato per te, e per il tuo futuro, anche se ancora mi rendo conto di quanto sia assurdo dirtelo ora, che hai trentaquattro anni compiuti, un matrimonio alle spalle e una figlia. Ma è così. Ho l’impressione che tu non viva nel mondo, ho l’impressione di non averti mai insegnato come funzionano davvero le cose. E ho l’impressione che tu ancora non sappia esattamente cosa vuoi dalla vita. Capisci? Perché quel sorriso, figlio?

Padre, non angustiarti. Arrivi tardi, è vero. Lo apprezzo comunque; e un rapporto non è fatto solo di parole. Parli di mie intemperanze da correggere. Per molto tempo, quando affogavo nel buio, anche io ho dato la colpa a voi genitori. Ma la verità è un’altra. Mi avete educato bene al mondo. Il problema non è mai stato quello. Ho appreso l’educazione, ho conosciuto il vostro mondo. Ma non mi ci sono mai identificato. Questa è stata l’origine del mio male. Dover aderire a qualcosa che non mi apparteneva. La vita, padre, non mi ha punito per il fatto di non perseguire i giusti obbiettivi, di non indirizzare i miei sforzi nella direzione in cui andrebbero indirizzati. E nemmeno per averli inevitabilmente falliti.
L’ho pensato anche io per troppo tempo, laggiù nel buio. Ma la verità, caro padre, è un’altra. La mia vita era tutta sbagliata; non mi apparteneva. Non sono stato punito: ho avuto una seconda opportunità; e questa è la più grande fortuna che un uomo possa chiedere e ottenere. Una seconda opportunità: per essere davvero quello che si desidera essere, sapendo quietamente che non lo si potrà mai essere davvero. Ho l’opportunità di poter aderire appieno alla mia tensione. Non so se voi, dal mondo da cui provenite, fatto di certezze economiche, politiche, culturali, siete in grado di capire quello che sto per dirvi, senza ritenerlo superficiale, romantico, astruso. Ma io dalla vita desidero solo una cosa: che mi batta sempre il cuore. Perché so quello che si prova quando non avviene.
Non preoccuparti per me ora, padre. Il mio cuore batte, la mia vita è incerta ma meravigliosa. Preoccupati quando sarà certa, stagna, e mi vedrai seduto con un buon conto in banca ma senza sorriso e pensieri scatenati e pulsioni improvvise e rabbia e allegria. Allora non mi batterà più il cuore, e tornerà il buio ad avvolgermi, come è già accaduto, ed è questo il demone terribile da cui debbo difendermi.

Se non puoi capirlo, accettalo e basta: perché è così. Questo è il mio cambiamento. Questo sono io, finalmente. Per vivere, ho solo bisogno che mi batta il cuore. E perchè mi batta, devo vivere.

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