Il futuro non è scritto

Robin Hood, oggi, finisce in galera

Pubblicato in eroi da lucaborello il Novembre 24, 2009

Che sia al danno del povero o del ricco, a favore dell’abbiente o del disgraziato, i furto è reato. Chiaro come il sole: che  la direttrice di banca tedesca che toglieva ai clienti ricchi per ripianare gli scoperti di quelli poveri sia stata condannata in Germania a 22 anni con la condizionale e a restituire il maltolto non può stupire più di tanto.

C’è però da chiedersi che fine avrebbe fatto quest’epigona moderna dell’incappucciato di Sherwood nel nostro stanco paese, ammesso che la presenza di un banchiere più interessato ai poveri che ai ricchi, in Italia, non rischi di generare uno di quei paradossi quantistici in grado di cancellare in un colpo solo l’intero universo.

Nel regno dei malfattori impuniti, i più abili dei quali finiscono a governare il paese, a questa eroina (delinquente sì, ma anche eroina, diamine) sarebbe toccata una pessima fine, forse peggiore di quella infertagli dalla legge teutonica, certamente peggiore di quella riservata ai vari Tanzi, Geronzi e compagnia bella. Solo i ladri cattivi la fan franca, in Italia.

Brecht diceva: “ci sedemmo dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati”. Il problema, oggi come oggi, è che anche la parte del torto è saldamente presidiata.

Allarmismi

Pubblicato in satira da lucaborello il Novembre 23, 2009

Rudie

Va’ a quel paese (Coccaglio, Brescia)

Pubblicato in immigrazione, satira impossibile da lucaborello il Novembre 20, 2009

Coccaglio, Brescia, dove gli abitanti dicono “I nostri figli hanno troppi amici di colore“, e “White Christmas” si traduce con “Caccia all’immigrato”.

Se dovete mandare qualcuno  a quel paese, finalmente potete fornirgi anche precise indicazioni stradali.


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Qualunquismi?

Pubblicato in satira da lucaborello il Novembre 18, 2009

Rudie

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No-B Day

Pubblicato in Uncategorized da lucaborello il Novembre 14, 2009

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L’Occidente

Pubblicato in idee da lucaborello il Novembre 12, 2009

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Carlo Giovanardi: quando lo stato chiama, senza avere ha un cazzo da dire

Pubblicato in droghe, governo da lucaborello il Novembre 9, 2009

Carlo Giovanardi(Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alla lotta alla droga)

“Cucchi? Morto perché drogato” (09-11-09)

(Nonostante l’opinione di Giovanardi, quei rompiballe della Procura indagano carabinieri e agenti penitenziari, omettendo testardamente di interrogare siringhe e bustine di roba)

“In Italia i consumi di cocaina sono in diminuzione grazie alle politiche del Governo” (05-11-09)

(Nonostante le dichiarazioni di Giovanardi, l’Italia risulta essere tra i primi cinque Paesi UE per consumo di cocaina, almeno secondo quei guastafeste dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe)


Sul crocefisso

Pubblicato in dio, idee, politica da lucaborello il Novembre 9, 2009

Sul crocefisso posso dire questo, da laico: davvero non so come quel povero cristo appeso e sanguinante possa testimoniare amore universale, pace tra gli uomini e via dicendo. La mia immaginazione non è abbastanza fervida.

La sua opprimente presenza nelle aulee scolastiche ha sempre significato piuttosto questo, per me: GUARDATE COSA NE FACCIAMO DI CHI SI RIBELLA. E’ la mia personalissima visione delle cose, beninteso, e ritengo che la sentenza europea vada nella direzione del pluralismo, della laicità, e dunque della libertà di fede e pensiero.

Per aver misura, però, di come i fans sfegatati del crocefisso (che hanno tutto il mio rispetto) ragionino basta considerare l’idea dell’UDC di raccogliere firme contro la sentenza davanti alle chiese. Sorprendentemente, scopriranno che un sacco di gente è d’accordo con loro.

E’ così semplice! Stupidi gli antiproibizionisti a non aver mai pensato di andare a raccogliere firme per liberalizzare la marijuana solo davanti ai Centri Sociali, ai rave o ai concerti reggae. Ingenui i satanisti a non raccogliere firme durante i sabba per appendere un’immagine di belzebù negli uffici pubblici. Babbioni gli evasori fiscali a non richiedere condoni permanenti mettendo banchetti fuori dai circoli del PDL. Si potrebbe anche andare nei luoghi della movida notturna e raccogliere firme per avere alcol gratis tutti i week end, e sarebbe un successone.


Una coltre di cocaina avvolge l’Europa e bla bla bla

Pubblicato in cultura popolare, dipendenza, droghe da lucaborello il Novembre 5, 2009

Come ogni anno, i prossimi due giorni (ma forse meno) saranno incendiati dall’allarme cocaina. Secondo l’annuale rapporto dell’EMCDDA (l’Osservatorio europeo sulle droghe), i consumi della polvere bianca sono in aumento (lo sono da dieci anni, con una leggera flessione a cavallo del millennio). I commentatori si affanneranno per spiegare il perché e il percome con le solite vecchie formule (i valori, i giovani, la trasgressione…), e le persone, legittimamente, reagiranno con la stessa paura, o con lo stesso scandalizzato disinteresse di sempre. Scrivo queste righe per dovere, quasi per riflesso condizionato da un passato speso allo studio del “fenomeno del consumo”, e ora accantonato per saturazione. Mi rendo conto che la questione mi interessa sempre meno. Mi ritroverei comunque a dire le stesse cose anche io, e sono stanco.

Ma lo faccio: rispetto per l’ultima volta una tradizione che mi sono imposto (cercate nel blog e troverete).

La gente usa la cocaina non perché la criminalità organizzata la costringe (è piuttosto il proibizionismo a costringere i consumatori a rivolgersi alla criminalità), ma perché il nostro sistema di sviluppo, il nostro immaginario del “no limits”, la filosofia del “tutto e subito” spinge sempre più persone a cercare supporti per migliorare le proprie prestazioni produttive, sociali o ricreative. E’ il consumismo, baby. E la droga è una merce. La gente si droga (oggi: la gente si è sempre drogata, per ragioni diverse) perché non sa più prendersi una pausa neppure quando è libero di farlo, ad esempio. Ma non per evadere: per starci dentro (ecco la novità, vecchia ormai di trent’anni).

Come in ogni epoca e in ogni società, la droga, nella maggior parte dei casi, non è affatto devianza: la droga è coerenza. La droga risponde ad esigenze, e le esigenze le crea, nella maggioranza dei casi, la società in cui il suo consumo si manifesta (la gran parte delle persone che l’immaginario dominante considera tossici non stanno ai margini delle strade a battere moneta: quelli sono i casi limite, come la maggior parte degli automobilisti non finisce la propria carriera contro un albero). Da sempre, l’astinenza è l’eccezione, non la norma, con buona pace dei proibizionisti che non disdegnano, legittimamente, un buon bicchiere di vino e una bella sigaretta. Il problema non è l’intossicazione: il problema è il controllo sociale dell’intossicazione. L’alcol è una droga sotto controllo (ancora per poco, forse). Impossibile chiedere alla gente di non drogarsi, possibile cercare di capire come controllare il fenomeno.

Riflettere su come diminuire la domanda di droga significa riflettere sul nostro stile di vita. C’è una marca di integratori energetici che si pubblicizza come capace di farti superare i tuoi limiti di povero essere umano. C’è un marchio di moda “giovane” che si rivolge a chi “non ha paura di esagerare” (sponsor de “Le Iene” di quest’anno). C’è una bevanda che ti mette le ali.

Poi c’è la cocaina, che queste cose le fa davvero.

Ma chiede un prezzo.

Per sempre più persone, vale la pena di pagarlo. Perché finchè non saranno pinzati col naso nel sacco,  e biasimati e dipsprezzati e giustamente compatiti, la società sarà ai loro piedi.

Ci si vede al prossimo allarme (forse).

Tutto vero!

Pubblicato in governo, satira impossibile da lucaborello il Ottobre 30, 2009

Da “Il Giornale”, 30-10-09

I fatti che riguardano il presunto incidente di percorso di Gasparri, per come li ha ricostruiti il Giornale, sono questi: nella primavera del 1996 (secondo il sito Dagospia il 29 aprile 1996) l’ormai ex sottosegretario agli Interni viene invitato a una cena al prestigioso Circolo del Polo, ai piedi dei Parioli, nella zona sportiva dell’Acqua Acetosa che a quei tempi (e anche in questi) la sera pullulava di donne e/o uomini in vendita con perizoma e calze a rete. La moglie di Gasparri arriva all’appuntamento in auto, in compagnia di Italo Bocchino poiché il marito, attardatosi per questioni di partito, le ha detto che la raggiungerà di lì a poco. Gasparri arriva però con molto ritardo perché, qualche minuto prima, una pattuglia di carabinieri s’era incuriosita dall’indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto fra i viali dell’Acqua Acetosa. Lampeggiante, paletta. Gasparri, al volante della Punto, mette la freccia e accosta diligentemente al marciapiede. Si qualifica, fornisce documenti e patente ai carabinieri della gazzella del 112, spiega che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi (c’è quello parlamentare, quello dei carabinieri, il Coni, ecc. ) perché non conosceva l’esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l’entrata. Chiarito quello che poi lo stesso Gasparri ha definito un equivoco insignificante, non sappiamo se con l’aiuto degli stessi carabinieri o per conto suo, ha trovato la strada giusta ed è giunto a destinazione. Una volta al tavolo Gasparri ha sbandierato ai quattro venti l’episodio, fors’anche per giustificarsi dell’inqualificabile ritardo: «Ahò, ma lo sapete? M’hanno fermato i carabinieri qua vicino. Pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensa’ che annavo coi trans!». (Grassetto mio)

 

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