Carlo Giovanardi: quando lo stato chiama, senza avere ha un cazzo da dire
(Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega alla lotta alla droga)
“Cucchi? Morto perché drogato” (09-11-09)
(Nonostante l’opinione di Giovanardi, quei rompiballe della Procura indagano carabinieri e agenti penitenziari, omettendo testardamente di interrogare siringhe e bustine di roba)
“In Italia i consumi di cocaina sono in diminuzione grazie alle politiche del Governo” (05-11-09)
(Nonostante le dichiarazioni di Giovanardi, l’Italia risulta essere tra i primi cinque Paesi UE per consumo di cocaina, almeno secondo quei guastafeste dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe)
Sul crocefisso
Sul crocefisso posso dire questo, da laico: davvero non so come quel povero cristo appeso e sanguinante possa testimoniare amore universale, pace tra gli uomini e via dicendo. La mia immaginazione non è abbastanza fervida.
La sua opprimente presenza nelle aulee scolastiche ha sempre significato piuttosto questo, per me: GUARDATE COSA NE FACCIAMO DI CHI SI RIBELLA. E’ la mia personalissima visione delle cose, beninteso, e ritengo che la sentenza europea vada nella direzione del pluralismo, della laicità, e dunque della libertà di fede e pensiero.
Per aver misura, però, di come i fans sfegatati del crocefisso (che hanno tutto il mio rispetto) ragionino basta considerare l’idea dell’UDC di raccogliere firme contro la sentenza davanti alle chiese. Sorprendentemente, scopriranno che un sacco di gente è d’accordo con loro.
E’ così semplice! Stupidi gli antiproibizionisti a non aver mai pensato di andare a raccogliere firme per liberalizzare la marijuana solo davanti ai Centri Sociali, ai rave o ai concerti reggae. Ingenui i satanisti a non raccogliere firme durante i sabba per appendere un’immagine di belzebù negli uffici pubblici. Babbioni gli evasori fiscali a non richiedere condoni permanenti mettendo banchetti fuori dai circoli del PDL. Si potrebbe anche andare nei luoghi della movida notturna e raccogliere firme per avere alcol gratis tutti i week end, e sarebbe un successone.
Tutto vero!
Da “Il Giornale”, 30-10-09
I fatti che riguardano il presunto incidente di percorso di Gasparri, per come li ha ricostruiti il Giornale, sono questi: nella primavera del 1996 (secondo il sito Dagospia il 29 aprile 1996) l’ormai ex sottosegretario agli Interni viene invitato a una cena al prestigioso Circolo del Polo, ai piedi dei Parioli, nella zona sportiva dell’Acqua Acetosa che a quei tempi (e anche in questi) la sera pullulava di donne e/o uomini in vendita con perizoma e calze a rete. La moglie di Gasparri arriva all’appuntamento in auto, in compagnia di Italo Bocchino poiché il marito, attardatosi per questioni di partito, le ha detto che la raggiungerà di lì a poco. Gasparri arriva però con molto ritardo perché, qualche minuto prima, una pattuglia di carabinieri s’era incuriosita dall’indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto fra i viali dell’Acqua Acetosa. Lampeggiante, paletta. Gasparri, al volante della Punto, mette la freccia e accosta diligentemente al marciapiede. Si qualifica, fornisce documenti e patente ai carabinieri della gazzella del 112, spiega che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi (c’è quello parlamentare, quello dei carabinieri, il Coni, ecc. ) perché non conosceva l’esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l’entrata. Chiarito quello che poi lo stesso Gasparri ha definito un equivoco insignificante, non sappiamo se con l’aiuto degli stessi carabinieri o per conto suo, ha trovato la strada giusta ed è giunto a destinazione. Una volta al tavolo Gasparri ha sbandierato ai quattro venti l’episodio, fors’anche per giustificarsi dell’inqualificabile ritardo: «Ahò, ma lo sapete? M’hanno fermato i carabinieri qua vicino. Pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensa’ che annavo coi trans!». (Grassetto mio)

Rudie







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